venerdì 19 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (45)

 "Il mio ginocchio sta bene, o forse non sta bene, ma mi fa meno male di prima, ma ho tanta fame" e mentre diceva così Luciano si alzò e si mise a girare in tondo perché lo spazio disponibile era veramente poco.
Quella della fame era una cosa difficile da affrontare, nemmeno Aristide aveva idea di come parlarne al piccolo, visto che pure lui era affamato.
Fuori, una lama di luce si apriva nel cielo, aveva smesso di piovere e le nuvole si stavano dissolvendo. Imbruniva e l'aria era fredda.
"Non c'è nulla da mangiare, fuori è tutto bagnato e freddo. Aspettiamo domani mattina quando usciremo per continuare il nostro viaggio e troveremo qualcosa da mangiare"
"Ma io ho fame adesso, non domani" con il musetto implorante Luciano lo guardava.
"Non so che dire" gli rispose Aristide "anche io ho fame ma non c'è nulla da mangiare.
Con gli occhi sgranati Luciano proseguì "anche tu hai fame? davvero? Allora va bene, aspetto domani. Ma quando arriva domani? Adesso? Io ho fame adesso!"
Aristide si stava innervosendo, già aveva fame per conto suo, ed or era come se avvertisse anche la fame di Luciano.
"Dormi Luciano, ora è buio. -domani quando ci sarà il sole sicuramente potrai mangiare".

venerdì 5 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (44)

 Ci si può innamorare di un qualcosa che è impossibile da raccontare? 
Che non si può nemmeno immaginare che esista prima di incontrarla?
Che quando la si è vista tutto il resto passa in secondo piano?
Aristide sorrise a quel ricordo e, mentre sorrideva, non si accorgeva nemmeno del vento freddo che lo intirizziva tutto e non si accorgeva nemmeno della fame che gli stringeva lo stomaco.
Si riscosse solo quando Luciano si mosse e, aprendo gli occhi, gli sorrise. Non aveva più la febbre anche se il ginocchio era ancora gonfio.
Aveva anche smesso di piovere e il vento si era calmato.
Aristide sorrise, improvvisamente sereno ed appagato e, proprio in quel momento, un sonoro nitrito gli uscì dalle labbra.
Luciano lo guardò con gli occhi sgranati: "che bello! Fallo ancora, dai. Mi sembri un cavallo!"
Aristide, sicuro che non dipendesse da lui il fatto di nitrire, riempì per bene i polmoni e tutto quello che uscì fu una grande ragliata. No, infatti non dipendeva da lui il poter nitrire, era un asino e come tale ragliava.
Certo, non capiva perché a volte nitriva quindi non avrebbe potuto spiegarlo a Luciano che lo guardava deluso. "Perché non hai nitrito? Era bello sentirti nitrire".
"Non mi riesce sempre di nitrire anzi, mi succede poche volte. Ma non ti occupare di questo, piuttosto dimmi come sta il tuo ginocchio".

giovedì 4 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (43)

 Sì, stava giusto pensando a quando era partito dalla fattoria in pianura.
Come gli mancava ora!
Ma gli mancava la fattoria oppure gli mancavano gli altri animali che ci vivevano?
Niente di tutto questo.
Se si eccettua l'affetto che provava per quella vecchia asina, Leontina, tutto il resto gli era indifferente.
Ma, esitando, dovette ammettere che gli mancava qualcosa.
Sì, gli mancava il suo benessere, a quello era attaccato. Lo stare in salute, sazio di cibo, al caldo, indipendentemente da dove, ecco, quello sì che gli mancava.
E tanto.
Ripensò agli asini delle montagne: erano sparuti, magri, con gli zoccoli rovinati.
Nulla faceva pensare che potessero essere felici.
Eppure erano felici. Senza alcun dubbio erano felici.
Si era forse lasciato abbindolare dai loro sorrisi, che sembravano veri ma che erano falsi?
Con fatica si rispose di no.
La decisione di partire verso la fattoria della montagna l'aveva presa dopo aver visto la LUCE, non prima. O forse la decisione non l'aveva presa dopo ma durante, nell'esatto momento nel quale l'aveva vista.
Si era innamorato.

martedì 2 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (42)

 Ma ora era qui.
In questo antro pieno di spifferi, con il cielo che andava sempre più annuvolando e, soprattutto, con un piccolo somarello ferito.
Il cuore di Aristide piangeva sì, ma si stava pure arrabbiando.
Lui si era fidato, si era fidato della LUCE.
Ecco, l'aveva detto. Aveva giocato tutto sulla LUCE.
La fattoria in pianura, il benessere che aveva, cibo quanto e come ne voleva.
Una stalla calda e piena di paglia per dormire durante la notte.
Era partito felice, sicuro di stare meglio, pensava di aver finalmente trovato quello che, senza sapere di volerlo, desiderava da sempre.
Amicizia e pace del cuore.
Si fermò stupito dai suoi stessi pensieri.
L'amicizia c'era, con Luciano ora, e poi magari anche con gli altri abitanti della fattoria della montagna.
La pace nel cuore l'aveva quando era partito, ne aveva così tanta fino a farlo nitrire, altro che ragliare.
Ma ora?
Il vento era diventato continuo, forte. Si sentiva un fianco tutto gelato ma non voleva spostarsi per non far prendere freddo a Luciano che continuava a dormire.
Con cautela si girò sull'altro fianco e rabbrividì.
Dov'era rimasto?

venerdì 29 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (41)

 "Dov'è la mamma?"
Per la prima volta, da che lo conosceva, Aristide aveva sentito Luciano pronunciare il termine mamma.
Rimase per un po' in silenzio e poi gli disse:" dimmelo tu, che lo sai".
Ma già Luciano si era riaddormentato.
Aristide gli si accoccolò vicino, quasi a fargli da barriera, col suo corpo, verso l'apertura della piccola grotta, da dove entravano folate di aria fredda.
Il suo cervello si rifiutava di collaborare perché non sapeva come incastrare tutte le cose che gli erano successe con le cose che gli stavano accadendo ora.
Aveva fame.
Del resto lui aveva sempre avuto fame.
Forse da piccolo no, ma da quando era diventato grande, sì.
Era sempre stato insoddisfatto ma non avrebbe saputo dire cosa avrebbe potuto dargli soddisfazione, fino al momento dell'incontro con gli asini delle montagne.
C'era stato un prima e, con quell'incontro, un dopo. Come se fosse cambiato lo scenario in cui muoversi.
Dunque, se quei somari non si fossero presentati là, quella sera, probabilmente lui sarebbe stato ancora nella sua fattoria, a rimpinzarsi con il buon fieno e ad essere riparato dal vento gelato.
Ma non avrebbe visto la LUCE.

lunedì 18 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (40)

 C'era una rientranza nella roccia, una piccola caverna, stretta ma riparata dal vento e dalla pioggia.
"Vieni Luciano, qualche passo ancora, vieni che ci si può riparare"
Poco dopo si sdraiarono vicini, al riparo dalle intemperie, cercando di scaldarsi, mentre dalle loro schiene cominciava ad innalzarsi una nebbiolina leggera, l'acqua della quale erano fradici stava evaporando.
E così rimasero, tutta la sera e tutta la notte, fino ad un'alba incerta.
"Non sono più un giovanotto" sospirò Aristide non appena cercò di rialzarsi: gli faceva male dappertutto.
Non voleva svegliare Luciano, il piccolo somarello stava sognando e sorrideva nel sonno.
Uscì dalla grotticella senza far rumore tranne quello delle sue giunture scricchiolanti.
Là, dove nasceva il sole, c'era uno spesso strato di nuvole mentre il resto del cielo era limpido, quasi trasparente.
E menomale che erano riusciti ad asciugarsi altrimenti con quest'aria fredda si sarebbero presi un malanno.
Si guardò intorno, girando verso la parte da cui erano giunti il pomeriggio precedente e non vide altro che rade erbette e larghe pozzanghere.
Sentì muoversi Luciano e lo raggiunge rapidamente perché voleva chiedergli se era in grado di rimettersi in cammino, ma gli bastò guardarlo per capire che non ce l'avrebbe fatta.
Aveva gli occhi che ardevano di febbre.

venerdì 8 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (39)

 E nemmeno se ne era accorto, a differenza di tutti gli altri abitanti della fattoria che, incuriositi da quel gioioso nitrito erano usciti a frotte per incontrare un cavallo e si erano trovati davanti solo Aristide il quale se ne stava impalato sotto la tettoia con un sorriso sul muso e con gli occhi chiusi.
Questo ricordo s'interruppe bruscamente quando le prime fredde gocce di pioggia toccarono le sue orecchie.
"Riesci a camminare? chiese a Luciano mentre la pioggia infittiva.
"Ci provo" 
Lentamente si avviarono verso la parete rocciosa in lontananza e la speranza che tra quelle rocce si aprisse una caverna era il desiderio che riempiva il cuore ad entrambi i somari.
Ma l'unica cosa certa era che si stavano inzuppando per bene in quanto pioveva forte e il vento era pungente e freddo.
Gli zoccoli cominciarono ad affondare nell'erba fradicia e nel muschio scivoloso.
E se Aristide faceva fatica, per Luciano il camminare era anche doloroso oltre che faticoso.
E arrivarono alla fine del pianoro: nessuna caverna, nessun riparo, solo roccia compatta e un sentiero che s'inerpicava sul fianco della montagna.
"Non ce la faccio a salire lì" Luciano piangeva e sebbene anche Aristide si sentisse sconfortato, mosse qualche passo sul sentiero.

lunedì 4 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (38)

 Ricordava tutto.
Tutto di quella sera e della notte passata in compagnia degli asini della montagna.  Silenziosi e sorridenti avevano perfino ringraziato per lo scarso pasto dato loro ed erano rimasti con lui, pacifici, senza ulteriori domande quando si era messo a piangere.
Gli si erano stretti vicino quando, stanchissimo come se avesse lavorato duramente tutto il giorno, si era accovacciato a terra.
Forse si era appisolato o forse no, ma ricordava il grande silenzio che si era fatto sotto la tettoia. Né vento, né pioggia, solo un grande silenzio; nemmeno la luna, nascosta dietro le nuvole, la illuminava.
Buio e silenzio.
E in quel momento aveva visto e il suo cuore aveva udito.
Una LUCE bellissima, che non avrebbe potuto raccontare nemmeno in un milione d'anni, lo aveva avvolto e gli aveva detto al cuore: "vieni" e lui aveva risposto: "sì"
Aveva dormito poi?
Non lo sapeva, questo non lo sapeva.
Era stato un sogno? 
Nemmeno questo sapeva ma di sicuro non sarebbe mai stato in grado di sognare una cosa così.
All'alba sotto la tettoia c'era solo lui, gli asini della montagna se ne erano andati lasciandogli un piccolo stelo di frumento dietro ad un orecchio.
La felicità del suo cuore era così grande, così straordinaria, che proruppe in un sonoro raglio.
Solo che invece di una ragliata, dalla sua bocca uscì un grande, robusto, prolungato nitrito.

mercoledì 29 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (37)

 "Sei felice?"
Una domanda inaspettata, forse persino fuorilegge.
Come si può chiedere una cosa simile?
Si chiedono altre cose, tipo come va il lavoro, se hai la fidanzata o il fidanzato, quando andrai in vacanza, cose così si chiedono.
Non si chiede se uno è felice.
D'altra parte cosa rispondere?
Aristide non lo sapeva se era felice.
Era felicità avere una fidanzata?
Oppure la felicità stava nell'andare in vacanza?
Non se l'era mai chiesto, quindi non aveva risposto a quella domanda.
Gli asini della montagna non avevano insistito, ma la domanda era rimasta là, sospesa, come se fosse diventata d'aria, invisibile sì, ma assolutamente necessaria.
E così Aristide si ritrovò a piangere.
Gli asini piangono?
Non lo so se piangono, so che Aristide piangeva.
E allora, un asino delle montagne, Federico, si ricordava il nome, gli si avvicinò e stette lì fermo, vicino al suo fianco, fino a quando Aristide smise di piangere.

giovedì 23 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (36)

 Con gli occhi pieni di lacrime, Luciano gli chiese: "e adesso? come faremo ad andare? mi fa male il ginocchio".
"Staremo qui fino a quando ti sentirai meglio, poi andremo" gli rispose Aristide con un sospiro.
Le nuvole correvano nel cielo, si sovrapponevano, diventando più scure.
Aristide sospirò una seconda volta, stava arrivando la pioggia e loro si sarebbero inzuppati ben bene.
Luciano lo guardò afflitto, temeva che Aristide lo avrebbe rimproverato perché non era stato attento e, facendosi male, avrebbe ritardato il viaggio.
Ma Aristide sorrideva.
Sorrideva perché aveva inteso, se pur confusamente, che lo stare più a lungo del previsto su quel pianoro andava bene. Mica era capace di fare grandi e profondi ragionamenti, infatti non dimentichiamoci che Aristide era un asino, ma aveva capito che tutto quello che succedeva non succedeva per caso, perché tutto aveva un senso. Un senso che lui non capiva ancora ma che una volta raggiunta la fattoria sulla montagna avrebbe capito di sicuro.
Gli ritornò alla mente quello che gli avevano chiesto gli asini delle montagne, quella sera sotto la tettoia; quella domanda che lo aveva scosso, lasciandolo incapace di rispondere.

giovedì 16 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (35)

 Lui che, sdegnato da questo comportamento che aveva definito incivile, era uscito rumorosamente dalla stalla per andare a raggiungere gli asini delle montagne sotto la tettoia, portando loro la sua cena.
Quegli asini gli avevano sorriso luminosamente ed avevano accettato, spartendosi il cibo tra di loro e offrendone anche a lui, che però aveva rifiutato stupito.
Era stupito perché non solo il cibo era già poco per loro tre ma addirittura lo avrebbero diviso in quattro.
Ricordava ancora che, finito di mangiare, si erano accoccolati sulla poca paglia che c'era sotto la tettoria e gli avevano chiesto ...
Un rumore lo distolse dal ricordo, Luciano si era svegliato e, cercando di uscire dai cespugli, era incespicato e cadendo aveva battuto un ginocchio che ora sanguinava.
Aristide si ricordò improvvisamente che alla fattoria, quando qualcuno si faceva male, prima lo bagnavano con l'acqua e poi gli mettevano sopra della povere gialla.
L'acqua c'era, la polvere gialla no.
"Riesci a camminare fino alle pozzanghere?"
Sospingendolo con il muso lo aiutò a rialzarsi. Il piccolo zoppicava.
Gli bagnò il ginocchio con l'acqua, più volte, sperando che l'assenza della polvere gialla non fosse determinante per la guarigione.

mercoledì 15 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (34)

 Si sentiva tutto acciaccato e dolorante.
Avrebbero dovuto muoversi più velocemente se volevano arrivare alla fattoria in montagna prima dell'inverno.
In realtà Aristide si rese conto di non sapere dove fosse esattamente quella fattoria, né per quanto tempo avrebbero dovuto camminare ancora prima di raggiungerla.
Pensò a quegli asini che giorni prima - ma quanto tempo era passato? - avevano bussato alla porta della fattoria laggiù in pianura.
Si ricordò del loro aspetto emaciato, degli zoccoli rovinati e del fatto che, se erano andati a bussare alla loro fattoria perché avevano fame, voleva dire che nella fattoria in montagna non c'era molto da mangiare. 
Anzi, non c'era proprio niente da mangiare.
Aristide era costernato, improvvisamente il suo viaggio, la sua ricerca, gli parve come una follia. 
Come aveva detto il vecchio somaro? già, che lui era un fannullone con mille fantasie in testa.
Se non aveva usato quelle parole, la sostanza era quella.
Luciano si mosse al suo fianco ed Aristide ricordò altro.
La felicità, sì, la felicità e la gioia che avevano tutti quegli asini delle montagne.  sorridevano sempre e non avevano ragliato scontenti quando erano stati accolti in malo modo dal vecchio somaro.
Gli tornò in mente tutta la scena.

martedì 14 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (33)

 E, forse cosa insolita per un somaro, ad Aristide venne in mente che avrebbero potuto esserci altre cose difficili da fare e allora si spaventò molto e cominciò a ragliare forte.
E mentre ragliava cominciò a piangere e mentre piangeva gli venne fame e mentre aveva fame si sentì solo e mentre si sentiva solo il sole tramontò definitivamente.
"E' quasi buio, dove andiamo a dormire?" Il piccolo Luciano guardava spaventato Aristide, non lo aveva mai visto così.
"Non lo so, non so più niente Luciano. Mi dispiace ma non so proprio cosa fare".
Allora Luciano sorrise "beh, sono contento che mi parli ancora. Prima mi sembrava che non sapevi che c'ero anch'io. Andiamo tra i cespugli, forse si potrà stare là".
E Aristide smise di ragliare. Smise di piangere e di avere fame. 
Non era solo.
I cespugli, fitti all'esterno, dentro erano più radi e i due somari vi s'infilarono strappandosi un po' il pelo.
Le stelle brillavano sopra le loro teste e l'aria era fredda, Luciano si rannicchiò contro il fianco di Aristide che così ora aveva una parte calda e una fredda perché si era messo controvento in modo da proteggere chi gli dormiva accanto.
"Perlomeno non piove" sorrise e fu l'ultima cosa che pensò prima di svegliarsi in un'alba fredda e nuvolosa.

lunedì 13 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (32)

 Allora si rimisero in cammino, dopo aver ancora mangiato di quei cardi tenerelli.
Il sole splendeva alto nel cielo, l'aria era fresca e profumata, Aristide si sentiva il cuore leggero e pensava con soddisfazione che tutto sarebbe andato bene.
Al tramonto del sole erano arrivati, affaticati dal camminare in salita, su un piccolo pianoro: pochi cespugli radunati insieme, poca erba già parzialmente ingiallita e larghe pozzanghere d'acqua dovute alla pioggia caduta recentemente.
"Ho fame" disse Luciano.
"Pure io" rispose nella sua mente Aristide.
Era come se il sole fosse scomparso anche se, in realtà, rosso e fiammeggiante si presentava sul bordo del pianoro, ad Aristide sembrava che fosse scesa la notte.
"LUCE dove sei?" mostrami dove andare, che qui è difficile dormire e mangiare.
"Ho fame" ripeté il piccolo somaro, guardandolo pieno di speranza.
Aristide si guardava intorno ma tutto quello che vedeva erano solo le ombre dei cespugli che si allungavano.
Cominciò a sentirsi insicuro. Cosa aveva fatto? Perché aveva lasciato quel bel campo con i cardi? E la capanna con la paglia e le foglie secche?
Qui di secco c'era ben poco, tranne lui che non rispondeva al suo giovane amico.
Si riscosse.
"Guarda Luciano, c'è un po' d'erba non ancora ingiallita. Stai attento a non mangiarne molta, dato che è bagnata, e potresti perciò stare male.
Mangia quella asciutta e poi, se hai sete, bevi.
Luciano cominciò a cercare l'erba asciutta e poco dopo brucava.
Anche Aristide brucò distrattamente un po' d'erba. Certo non era di suo gusto, era rada e difficile da mangiare ma, soprattutto, aveva il pensiero di dove avrebbero potuto passare la notte.
Cominciava a far freddo.

giovedì 2 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (31)

  "Che bello stare qui, non manca alcuna cosa. C'è da mangiare, da bere e da dormire. Potrei sistemare meglio la capanna e fermarmi qui"
Questo pensava Aristide guardando correre Luciano sui prati.
"Anche per lui è un buon posto, con questi prati dove può correre tutto il giorno" così continuava il pensiero di Aristide e, mentre se ne stava lì fermo come fanno in genere i somari, un pensiero veloce come un fulmine gli attraversò la testa: "se mi fermo qui non arriverò alla fattoria in montagna"
Perbacco, è vero si disse stupito.
Ma proprio allora un affanno terribile lo prese alla gola: "cosa farò se non troverò più da mangiare? cosa farò se non troverò più un luogo riparato per dormire? cosa farò se non troverò più da bere? per me e per Luciano".
Quanti problemi nella testa del povero Aristide.
I cardi si dondolavano piano alla brezza del mattino, il ruscello sembrava cantare ed il posto era bello, ma così bello che era proprio un dispiacere lasciarlo.
Non sapeva più cosa scegliere.
Ci pensò Luciano a farlo decidere: "hai visto Aristide in che bel posto ci ha fatto riposare la LUCE?"
La LUCE.
Ecco, certamente era stata la LUCE a fargli trovare quel campo, ma il suo viaggio non era ancora finito e doveva arrivare alla fattoria in montagna.
La LUCE lo avrebbe soccorso come aveva fatto finora.
Ne era sicuro.


mercoledì 1 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (30)

 Mangiarono tanto, ma tanto tanto.
Aristide sorrideva felice e aveva persino dimenticato dove stava andando.
Aveva dimenticato la fattoria sulle montagne e aveva dimenticato il perché voleva andarci. 
Stava così bene!
Un'infinità di cardi a perdita d'occhio, un ruscello di acqua fresca e limpida a due passi, il cielo turchino sopra di lui e anche - l'aveva già adocchiata - una specie di capanna con paglia e foglie secche ammucchiate dal vento.
Come si sta bene qui, era il pensiero che continuava a ripresentarsi ogni volta che alzava il muso da terra.
Sto proprio bene, era il pensiero successivo , quando riabbassava il muso verso un nuovo cardo fragrante.
Quando si sentì sazio si accorse anche che stava imbrunendo.
"Cosa c'è di meglio di una bella dormita? " si chiese.
Luciano, il somarello, si era già addormentato nella capanna e anche Aristide vi si diresse indolentemente. 
Un sonno profondo lo accompagnò per tutta la notte e il mattino successivo, splendente nei suoi colori autunnali, lo invitò a rimanere ancora.
Luciano era già sveglio e correva felice nei prati.

giovedì 26 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (29)

 Aristide, sospirando perché pensava sempre a come avrebbe fatto a sfamarsi lui e il piccolo Luciano, uscì caracollando dalla grotta, subito seguito da Luciano che correva felice avanti e indietro.
Non c'era vento, i rami quasi spogli portavano le ultime foglie gialle e rosse, piene di piccole gocce d'acqua che brillavano al sole.
Il cielo, sgombro di nubi, era bellissimo, infatti persino un asino ne era rallegrato.
"Sono un idiota" si disse ad un certo punto Aristide. "Penso proprio di esserlo. E' meglio fermarci e valutare bene cosa è meglio fare"
E, come tutti i somari di questo mondo, si fermò di colpo, dando una sonora ragliata che colse di sorpresa Luciano, facendolo fermare stupito.
"Devo pensare, devo pensare, a come fare per trovare l'erba da mangiare. Non ho mai pensato a questo perché l'ho sempre trovata pronta davanti a me. Ed ora che non ne vedo davanti, come devo fare?"
Se ne stava lì fermo, piantato sulle sue gambe robuste e l'unica cosa che gli veniva in mente era che doveva pensare.
Un bel problema gli si presentava davanti!
Si sedette sconfortato, per subito rialzarsi: qualcosa lo aveva punto.
Un cardo. Un magnifico cardo. E non era da solo, c'erano decine di cardi lì intorno.
"Luciano, vieni qui presto! Si mangia!" gridò a pieni polmoni e, mentre mangiava si chiedeva come mai non li aveva visti prima. 
Forse era così occupato a preoccuparsi che non era stato attento a quello a cui passava vicino

lunedì 23 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (28)

 Fu una bella e strana serata: Luciano rannicchiato vicino ad Aristide su della paglia ammaccata, riparati entrambi dal vento freddo che aveva cominciato a soffiare, ascoltava un racconto che parlava di castelli, di luce di buon trifoglio.
Al mattino successivo, pioveva. Non una pioggerellina fine e fastidiosa come tante piogge d'autunno, pioveva forte.
Il cielo era scuro e compatto e sembrava raccontare di altre piogge nei giorni seguenti.
Ma gli asini hanno il concetto di tempo? Secondo mia nonna, sì.
Nel cortile dove lei abitava c'era una stalla con un asino che, appena prima dello scampanio del mezzogiorno, correva fuori dalla stessa e si sdraiava a terra, rotolandosi felice. e questo lo faceva tutti i giorni e in tutte le stagioni.
Quindi posso dire che Aristide, guardando il cielo, scosse la testa preoccupato, mica aveva l'ombrello, lui.
Decisero di stare nella grotta e le ore passavano lente e, quando ebbero fame, uscirono a mangiare la rada erbetta che ancora cresceva lì vicino.
E venne la notte e poi il giorno e poi la notte ancora e un altro giorno.
Sia la fame che pioggia non accennavano a diminuire.
Il terzo giorno splendeva il sole in un cielo terso ma tutto era freddo e inzuppato dalla pioggia dei giorni precedenti, anche la poca erba aveva perso il suo smalto.

martedì 10 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (27)

 "Coraggio Luciano, andiamo fino a quelle rocce scure là in fondo. Forse troveremo una grotta dove riposarci"
C'erano infatti delle grotte; nella prima solo un po' di paglia mentre nella seconda c'era anche del terreno con un po' di erba sopra e poco lontano si sentiva gocciolare dell'acqua.
"Fermiamoci qui. Ti piace questo posto?
"No, non mi piace rispose il giovane asinello " è strano. Dov'è la paglia per sdraiarci sopra?
Aristide non lo sapeva, e rimase lì imbambolato, senza riuscire a pensare. Nella sua testa c'era lo zero assoluto. Nemmeno riusciva a formarsi anche solo un piccolo pensiero; mai si era sentito così inutile come in quel momento.
Per conto suo si sarebbe accovacciato sul terreno e sarebbe rimasto lì fino al sorgere del sole.
Il sole, già, ora stava per tramontare e doveva fare qualcosa. Certo, ma cosa?
"Cerchiamo un po' di paglia? chiese il piccolo Luciano.
Ecco cosa doveva fare, cercare un po'di paglia. Non sapeva se l'avrebbe trovata ma almeno avrebbe fatto qualcosa.
Luciano era partito veloce verso le altre grotte e poco dopo gridava felice:" ho trovato, vieni qui, ho trovato la paglia"

lunedì 9 marzo 2026

Pellegrinaggio

 Cosa ho portato a casa dal pellegrinaggio ad Assisi?
Gambe stanche per i molti gradini percorsi.
Piedi un po' gonfi per l'alternanza metereologica e i km fatti.
Punto vita allargato per l'ottimo e abbondante cibo che mi è stato preparato e servito con gentilezza.
E, inaspettata ma desiderata, una pace profonda, ricevuta al Santuario di La Verna, dove san Francesco ha ricevuto le stigmate, insieme a freddo e pioggia scrosciante.

lunedì 2 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (26)

 I due somari andarono così per alcune ore, fermandosi ogni tanto per brucare e per bere. Acqua in abbondanza sì, acqua ce n'era molta, non sarebbero morti di sete.
Ed ecco ripresentarsi ancora il pensiero del cibo: di sete non sarebbero morti, ma di fame? Cosa avrebbero trovato in cima alla montagna?
Ricordava ancora l'aspetto dei somari che erano venuti alla fattoria qualche tempo prima. Erano magri, il pelo un po' ispido e gli zoccoli consunti. Ed erano venuti a bussare perché non avevano nulla da mangiare.
Ma se ricordava questo era giusto che ricordasse anche le loro parole di ringraziamento ma, soprattutto, doveva ricordarsi dell'istante nel quale era stato come se avesse visto l'estrema bellezza, la pace totale, il senso di appartenenza, la verità sulla sua vita e, insieme a tutto questo, una luce magnifica, un qualcosa di luminoso che lo aveva fatto sentire amato. Ecco, sì, il nome era giusto: LUCE.
Aristide scrollo le orecchie e, come risvegliandosi da un sonno, si guardò attorno per trovare un riparo per la notte. Infatti il pomeriggio volgeva al termine e, sebbene fosse sereno e senza vento, l'aria era piuttosto fredda.
Luciano caracollava lì vicino e Aristide lo chiamò dicendogli di aiutarlo a cercare un posto dove riposare per la notte.
Vicino però non c'era nulla che potesse assomigliare ad un ricovero sicuro ma Aristide non si perse d'animo: cominciava la montagna, la collina era quasi annullata dalle rocce poco più avanti.

venerdì 27 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (25)

 Aveva un buon carattere, forse?
Mica tanto, a quanto dicono, se non gli andava bene qualcosa, usciva sdegnoso battendo forte gli zoccoli sul selciato e quando tornava di certo non chiedeva scusa. Allora perché è bello che la LUCE lo ha scelto per mostrarsi?
Anche a questa domanda la risposta è no; ha certe orecchie lunghe, gli zoccoli grossi e il pelo ispido.
E' ricco magari? Forse possiede molto fieno e campi lontani dove trova molto cibo?
Macché, nemmeno questa ipotesi si può prendere in considerazione perché lo sanno tutti che Aristide possiede solo il posto dove è sempre andato a dormire. E non è nemmeno più intelligente degli altri!
Forse è per questo che si è lasciato abbindolare dagli asini della montagna?
Magari gli hanno fatto annusare un'erba strana e a lui è sembrato di vedere una luce e ora sta in giro tutto contento perché pensa di trovarla in montagna.
Ma l'odore dell'erba strana non dura a lungo quindi se così fosse stato, dopo quella notte, non sarebbe nemmeno partito.
Ma allora come si fa a capire cosa è successo? Cosa è la LUCE - se mai esiste davvero - e perché ci sono in giro somari che sorridono sempre?
Intanto Luciano sta trotterellando accanto ad Aristide e, guardandolo di tanto in tanto, lo vede pensieroso e per cui decide di stare in silenzio pure lui. D'altra parte aveva voluto lui stesso partire con Aristide perché - beh, non sapeva esattamente perché - comunque aveva sentito che era buono e giusto e allora l'aveva fatto.

lunedì 23 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (24)

 Leontina, la vecchia asina, lo guarda sospirando e, con un filo di ironia nei vecchi occhi, gli dice: "ti stai proprio sbagliando. L'Aristide che tu hai conosciuto non tornerà mai più e, se mai tornerà, non lo riconoscerai perché sarà completamente diverso"".
"Certo" sottolinea Orenzio "sarà magro da paura, spelacchiato e con gli zoccoli rotti, ecco perché farò fatica a riconoscerlo".
Chi dà ragione all'uno e chi all'altra. Ognuno vuole dire la sua, pro o contro la scelta di Aristide e così passa in secondo piano il motivo della sua scelta.
La LUCE, ecco qual è stato il motivo della scelta di Aristide.
Ma cosa vuol dire vedere la LUCE? Cosa significa?
Certo hanno detto che per intenderla bisogna vederla. E allora perché non si fa vedere da tutti se è così bella e importante come dicono?
Vorrei capire perché si è fatta vedere da Aristide e non da Orenzio o da Leontina o da chiunque altro. E' per qualche caratteristica particolare di Aristide? Se sì, quale? Cos'ha quell'asino di particolare, di diverso dagli altri?
E' un asino come tutti gli asini; ancora giovane, un po' scansafatiche; un sognatore che però non realizzava mai quello che sognava. 
Gli artisti sognano e dipingono; sognano e scrivono; sognano e costruiscono case; sognano e danzano. Aristide no, sognava e basta.

venerdì 20 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (23)

 Luciano gli trotterellava a fianco silenzioso, quasi avesse inteso la fatica di Aristide.
Camminarono un bel po', in quella mattinata piena di sole e di aria frizzante.
"Sono stanco" a queste parole dell'asinello, i piedi di Aristide si fermarono subito.
"Certo, andiamo a mangiare e poi ci riposiamo un po'" sorrise il somaro e, guardandosi intorno, vide che l'erba era più rada del giorno precedente e in qualche punto cominciava ad ingiallire.
I timori del mattino gli si ripresentarono in blocco: stava arrivando l'inverno e si rese conto che non aveva mai avuto bisogno di pensare a come procurarsi il cibo perché aveva sempre trovato il fieno profumato ad attenderlo.
"Dai, mangia" disse quasi gridando a Luciano, che lo guardò sorpreso.
Aveva avuto paura di non aver cibo a sufficienza nel futuro? Per questo aveva gridato? 
Ma chi conosce il futuro?
Pascolarono a lungo, spostandosi verso l'erba migliore.
Mentre loro mangiano andiamo a vedere cosa succede nella fattoria in pianura.
C'è una discussione, gli animali sembrano infervorati. La vecchia asina che abbiamo incontrato all'inizio di questa storia guarda, scuotendo la testa, Orenzio che sta cercando di convincere lei e gli altri somari, che Aristide non è altro che un fannullone che se l'è squagliata visto il periodo di grande lavoro nei campi.
"Certo, per cosa d'altro se ne è andato Aristide? Vedrete che tra qualche settimana, o forse prima, se ne tornerà indietro con la coda tra le gambe, pieno di fame e spelacchiato. Magari gli servirà da lezione" conclude Orenzio sbuffando.

lunedì 16 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (22)

 Era una domanda giusta, no?
Era una giusta prudenza questa, no?
Mica era un uccello del cielo che volteggiava qua e là mangiando qualche vermolino e che per la notte trovava riparo dovunque.
Lui era un somaro, sissignori, un asino ancora giovane e che aveva sempre fame.
E, a proposito di fame, quei brontolii allo stomaco? Da ieri non mangiava, ecco perché si sentiva così.
Un buon pasto e tutto sarebbe andato a posto.
Però c'era anche Luciano, doveva pensare anche a lui.
Si sentì investito da tali e tante responsabilità in un solo momento che si bloccò sul sentiero che stava percorrendo, con il desiderio - che ingigantiva attimo per attimo - di tornare indietro, di ritornare alla fattoria in pianura, alla vita che aveva sempre fatto. Una vita noiosa certo, ma libera da pericoli e da responsabilità.
Responsabilità. che parolona lunga, che lo metteva come davanti ad uno specchio.
Ma cosa ci vedeva riflesso in quello specchio? Solo la sua incapacità?
Sì, in quel momento vedeva davanti a lui solo il suo sentirsi inadeguato, il suo timore di sbagliare, di iniziare cose che non sarebbe riuscito a portare a termine.
Era il suo malumore che lo faceva dubitare di sé stesso o era il dubbio su sé stesso che lo rendeva tale?
"Devo prendere una decisione" disse a voce alta e continuò, parlando a sé stesso "no, la decisone l'ho già presa, andrò nella fattoria sulla montagna e basta"

giovedì 12 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (21)

 Anzi, manco c'era entrato l'ha dentro.
Il bosco era sconosciuto a tutti. Lui, come gli altri, si fermava ai margini, attendeva il carico di legna e poi tornava alla fattoria.
Ma Aristide non era andato verso il bosco, infatti gli sembrava di ricordare che aveva preso la strada che saliva verso le colline e che poi proseguiva verso le montagne.
Scosse la testa infastidito dal ricordo di quel somaro e uscì dalla stalla per andare a brucare nel prato.
Aristide e Luciano intanto precorrevano il piccolo sentiero che saliva verso le montagne. Luciano come aveva fatto il giorno precedente, correva avanti e indietro sui prati, inseguendo farfalle e brucando qua e là l'erba fresca.
Il sole splendeva ma Aristide era pensieroso per cui, a volte, rispondeva distrattamente al piccolo compagno di viaggio che gli mostrava qualche suo tesoro. "Guarda che bel sassolino che ho trovato" oppure "la luna? c'è il sole e c'è la luna insieme? Come mai?" e Aristide non rispondeva subito, assorto in un pensiero difficile e pungente.
Gli ritornavano alla mente le parole di Orenzio, il grosso e panciuto somaro, e le ricordava con precisione "sì, per un po'potrebbe anche darsi che sia bello vivere a contatto con la natura, mangiando rare erbette purificatrici. Ma dopo? Quando viene l'inverno? Cosa si fa?"
Queste frasi gli scavavano dentro e lo rendevano timoroso. Timore per lui ma soprattutto per Luciano, così piccolo ancora.

mercoledì 11 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (20)

 Poco dopo uscivano entrambi dalla capanna, Luciano stiracchiandosi attorno felice, Aristide con addosso qualcosa di strano che se avesse potuto capire, avrebbe capito che era una consapevolezza diversa di sé.
Ma torniamo a noi.
Che si diceva intanto nella fattoria giù, quella in pianura, quella circondata da campi e canali ricchi di acque?
Andiamo a vedere e a sentire.
Il gro e sso e panciuto somaro (avrà pure lui un nome, no?) si sta svegliando, nervoso come al solito. Anzi più del solito perché gli era improvvisamente tornata in mente la fuga di Aristide. Sì, proprio così l'aveva pensata e l'aveva chiamata: la fuga.
Perché, certo, che cosa era la sua sparizione se non non la fuga dai lavori pesanti della stagione autunnale? Il lavoro nei campi, il trasporto della legna dal bosco alla fattoria nell'imminenza dell'inverno, la raccolta delle olive.
Ecco, visto, se ne era andato perché non aveva voglia di lavorare. Un lazzarone, ecco cos'era quel somaro!
Un lazzarone che pensava di essere come un cavallo e perciò aveva voluto imparare a nitrire.
Sì, ma come aveva fatto a nitrire?
Lui ci si era provato mille e più volte, ma gli erano uscite solo delle più o meno sonore ragliate.
Forse Aristide si era esercitato di più ma possibile che lo avesse fatto? Lo sapevano tutti che era uno scansafatiche e che se ne stava ore intere al bordo dell'aia a guardare.
A guardare cosa, poi?
Dopo l'aia c'erano i campi e dopo i campi c'erano i canali e dopo i canali c'era il bosco e dopo il bosco c'era...
Cosa  dopo?
E che ne sapeva lui di cosa c'era dopo!
Mica c'era mai andato più in là del bosco.

lunedì 9 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (19)

 Irrequieto uscì dalla capanna.
Le stelle, grandi e luminose, gli facevano compagnia e a poco a poco, guardando lo splendore della volta celeste, i suoi pensieri ricominciarono a battere in sincronia con il suo cuore pacificato.
Rimase per il resto della notte in un dormiveglia sonoro, dove la quiete era accompagnata dagli scricchiolii dei tronchi e dal lievissimo stormire delle foglie.
L'alba lo svegliò con una brezza leggera, con un canto insistente degli uccellini e con una liquida trasparenza dell'aria.
Forse che stava piovendo?
No. Bando alle lacrime, si disse, mentre ringraziava la pace e la bellezza di quel momento.
Doveva alzarsi e andare, continuare a fare quello che aveva deciso, raggiungere perciò la fattoria sulla montagna.
Luciano dormiva ancora ma Aristide, preso da una fretta improvvisa, si avvicinò per svegliarlo e, dato che era un somaro, lo svegliò ragliando.

sabato 7 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (18)

 Aprì gli occhi ad Aristide e lui vide una capanna di rami e foglie vicino ad una limpida pozza d'acqua.
"Sei stata tu LUCE, vero, ad indicarmi questo? Sei incredibilmente rapida" Aristide sorrise. La LUCE aveva sentito il suo bisogno e gli aveva mostrato il modo per risolverlo.
"Vieni qui, Luciano, c'è dell'acqua buona ed una bella capanna, vieni!"
Al piccolo si chiudevano gli occhi dopo aver mangiato il trifoglio e aver bevuto l'acqua limpida. Si era raggomitolato sul fondo della capanna, sul fieno che emanava ancora l'odore dell'estate.
Aristide lo guardava con tenerezza e poco dopo chiudeva anche lui gli occhi e scivolava in un sonno profondo.
I sogni arrivarono subito.
Lo volevano ingabbiare; qualcuno voleva, con determinazione, prenderlo e metterlo in una gabbia.
Ma questo qualcuno non riusciva a toccarlo, non poteva toccarlo, come se ci fosse una forza sconosciuta che faceva da barriera; uno strato a lui invisibile che faceva a loro paura.
Aristide si risvegliò tremando.
L'aria attorno a lui era quieta, non si udivano né grilli né cicale e il buio era alleggerito dalla luminosità delle stelle che occhieggiavano tra le frasche del tetto della capanna,
Il piccolo Luciano dormiva tranquillo, sempre raggomitolato ed ogni tanto era come se sorridesse.
L'alba era ancora lontana e Aristide non voleva riaddormentarsi per timore che il sogno ritornasse. Cercava di calmarsi, di deviare il pensiero, ma la sensazione di pericolo non lo abbandonava. 
Mica avrebbe potuto stare sempre sveglio per tutte le notti a venire, si disse ad un certo punto, per il timore di fare ancora quel sogno orribile.
O c'era qualcos'altro?

giovedì 5 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (17)

"A me che non sono stato attento ai suoi bisogni o a lui che se ne è andato via senza dire niente?"
Il piccolo aveva delle foglie tra le orecchie che non gli erano cadute nonostante la pazza corsa che aveva fatto.
E Aristide sorrise nel vederlo. La predica la farò a me, decise.
"Dimmi un po' cosa hai scoperto, raccontamelo bene, perché io sono un po' tardo nel capire le cose"
La coda di Luciano si alzò tutta fremente, segno di allegria ed emozione.
"Ho visto trecento farfalle, beh forse erano venticinque, molte gialle e arancio con i puntini d'oro e molte azzurre e viola con i puntini neri. Poi ho visto tre mosche, due scoiattoli, cinque leprotti e quattro galline"
Galline? Aristide era perplesso. Galline in montagna? Le galline stavano nelle fattorie. Erano creature deboli, indifese.
"Sei sicuro che fossero galline?"
"Si, beh, quasi. Avevano la cosa lunga con tante penne colorate di tutti i colori"
"No, non sono galline, sono fagiani. Sono i cugini nobili delle galline, molto vanitosi e curano parecchio la loro lunga coda. Il capo che si scelgono è quello che ha la coda più grande di tutti".
Mentre Aristide spiegava queste cose, cercava un luogo riparato dove fermarsi a dormire per la notte. Non per lui, lui avrebbe dormito anche sotto gli alberi, ma per Luciano che sicuramente avrebbe sofferto nello stare sotto le stelle.
"Ho capito, ho capito. I fagiani sono i cugini ricchi delle galline. Ho capito. Però adesso ho fame e sete e sonno".
"Tutto in una volta?" sorrise Aristide.
"Si, tutto in una volta. Ho proprio fame, ho proprio sete ed ha anche tanto sonno.
Dove mi porti a dormire?"
"Comincia a mangiare, che è meglio, io intanto cercherò un luogo per la notte. Ma non allontanarti, mi raccomando"
E la LUCE venne.

mercoledì 4 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (16)

 Il piccolo rise: "sei tu il mio papà" e lo disse con un'ovvietà sconcertante.
"Chi? io?" e in silenzio gridò: "LUCE, cosa stai combinando? mio figlio? e come si fa a tirare su un figlio? farlo crescere bene ed amarlo? Lo sapevo che non avrei potuto stare tranquillo!" Era emozionato e felice. Aveva rinunciato alle gioie coniugali ed ora si ritrovava con un somarello che lo guardava fiducioso, pronto a seguirlo in capo al mondo.
"Come ti è venuta un'idea simile?" ma mentre glielo chiedeva, scuoteva la testa, conscio dell'inutilità dei suoi sforzi.
"E' venuta, non so come, ma è venuta". Luciano si mise a fare capriole intorno ad Aristide, felice di esistere e di annusare l'erbetta fresca e profumata.
"E' meglio non fargli altre domande  perché non sono sicuro di capire le risposte" si disse a bassa voce mentre risaliva la collina guardando con stupore il piccolo che gli scorrazzava vicino, un po' più avanti o un po' più indietro a seconda della direzione delle mosche e delle farfalle.
Rimase in silenzio per lungo tempo. No, non riusciva a capire, ma era bello, tutto straordinariamente bello.
Si riscosse quando una folata di vento freddo gli passò tra le orecchie, facendolo rabbrividire leggermente.
"Luciano" chiamò con una nota di preoccupazione nella voce e lo ripeté più forte e più preoccupato quando non lo vide arrivare.
"Dove lo cerco?" si chiese guardandosi intorno nell'aria rapidamente fresca della sera. Il sole, con un improvviso bagliore, gli parve che indicasse un boschetto alla sua sinistra e verso questo punto Aristide si diresse caracollando.
"Luciano" gridò con quanto fiato aveva in gola "vieni qui. Dove sei? Hai bisogno di aiuto?" continuo poi piano: "mannaggia a me e ai miei sogni. Che padre sono? Non so nemmeno dove è finito il mio piccolo!"
E lo vide. Lo vide arrivare come un razzo, rosso in volto e con la coda dritta dietro di sé. Gli arrivò di fronte tutto sudato e con il fiatone.
"La predica la faccio a me o a lui?" si domandò perplesso.

martedì 3 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (15)

 Con sorpresa avvertì un morbido nasino contro la sua pancia.
"Oh bella e questo chi è?" si chiese meravigliato vedendo al suo fianco un piccolo somarello.
Quasi intuendo la domanda, il piccolo somarello, con occhi timidi e luminosi gli disse: "Non essere triste, ci sono io. Potremmo farci compagnia" e dopo un attimo di silenzio: "sai, quando parlavi tu, io mi sono ricordato. Io non ricordavo la LUCE, non sapevo come fosse, ma dopo le tue parole io ricordo. Sì, proprio così. Il tuo ricordo ha svegliato in me il mio e ti ho inteso. Sì ti ho proprio capito, capito bene e nel profondo"
Aristide rise. Mai aveva sperimentato una gioia così intensa; quel piccolo somarello aveva capito. E dentro di lui esplosero queste parole :"grazie LUCE, grazie, mille volte grazie. Sei fantastica LUCE, ti fai veramente capire da chi vuoi, quando vuoi e per l'intensità che vuoi. Che tu sia lodata in eterno".
Ma ora il piccolo somarello è interdetto. Possibile che le sue parole abbiamo ferito Aristide nel suo cuore? Vede che sussulta come scosso da brividi e gli chiede preoccupato: "stai male?"
"oh, no" e una sonora ragliata accompagnò il diniego di Aristide. Come dire al piccolo la felicità che era dentro di lui? Scosse ancora la testa e gli chiese sorridendo il nome.
Il piccolo, tutto contento gli rispose: "Luciano"
"Bene, andiamo Luciano. Io sono Aristide e abitavo nella fattoria presso il fiume. I tuoi genitori sanno che sei qui? Sanno dove intendi andare?"

lunedì 2 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (14)

 D'altra parte è anche vero che chi dice che la LUCE non esiste porta a sostegno della sua tesi fatti contrastanti. Qualcuno ha detto che questi asini delle fattorie della montagna non lavorano mai, qualcun altro ha detto che lavorano tantissimo tutto il giorno.
No no, qui bisogna assolutamente sperimentare tutta la faccenda e decidere poi se rimanere nella fattoria o uscirne.
Mentre il vecchissimo asino parlava, ad Aristide era sembrato che il mondo intero gli crollasse sulla testa. Sommerso da una ridda frenetica di pensieri ed emozioni.
Disgusto e pietà, desiderio di mettersi a ragliare forte forte per scacciare via tutto e ritornare nel suo silenzio. Voglia di correre, di tirare calci e di spaccarsi la testa contro il masso più vicino per fare cessare per sempre tutto quel rumore intorno a lui.
E adesso? Cosa fare? Cosa dire? Ci fosse la LUCE!
Con lui, come quella volta. Avrebbero potuto continuare a parlare fino a notte inoltrata ma non sarebbero venuti a capo di qualcosa. Parole, solo parole.
Solo la LUCE avrebbe potuto chiarire loro le cose, il loro significato, la loro origine e il loro fine. Cosa che non avrebbe potuto fare certamente il povero Aristide.
Si sentiva stanco. Tanto stanco. Ma non era andato a cercarsi i guai come aveva fatto tante altre volte, questa volta erano stati i guai a venire in cerca di lui.
"Oh, bè" concluse fra sé "matto per matto, io vado" e ad alta voce "Io vado, chi vuole venire con me mi segua. Se nessuno vuole venire non importa. Siate felici e sereni e buon ritorno a casa" e con una scrollatina di orecchie si girò lentamente su sé stesso e riprese a camminare nel campo verso la strada che biancheggiava poco distante.
"Finalmente solo" pensò con una punta di soddisfazione e un po' di rammarico.
Ma non ebbe tempo di rammaricarsi a lungo.

giovedì 29 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (13)

 Ma chi è, cos'è questa LUCE?
Chi l'ha vista?
Non c'è criterio, un ordine logico. Ammettiamo pure, per un istante eh, che questa LUCE esista, ammettiamolo pure, ma in base a cosa si mostra ad alcuni e ad altri no? Qual è la motivazione delle sue scelte?
E poi, chi sceglie? Vecchi asini imbranati, giovani fannulloni e cuccioli.
E dove li porta?
A prendere freddo ed acqua, neve, vento e gelo in ruderi pieni di spifferi e, senza il minimo rispetto, li fa lavorare giorno e notte! E poi, se è vero che esiste, potrebbe anche mostrarsi in tutta la sua magnificenza, o no?" E la voce, che è andata crescendo di tono, raggiunge ora un'alta nota di trionfo, prima di spegnersi in una risatina ironica.
Che giramento di testa! Chi ci capisce qualcosa? Dov'è il vero?
Possibile che la verità stia nel mezzo? E come può esserci un "mezzo" tra queste due versioni? Sono incompatibili tra loro.
Qui si deve scegliere, o l'una o l'altra. Non si possono unire due versioni così dissimili. O si crede totalmente all'una o si crede altrettanto totalmente all'altra.
Che ne dite? proviamo?

mercoledì 28 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (12)

 E il vecchissimo somaro ribatte: "Già, e poi viene a mangiare da noi. E' innocuo, ma non lavora. Perché è al mondo allora? Non serve a niente. La sua è una gran brutta razza. Si sta estinguendo, è vero, ma ogni tanto ne spunta fuori qualcuno come lui che crede di avere diritto di mangiare e bere sulle spalle degli altri in nome della LUCE. Ne ho sentite tante nella mia vita. Ho incontrato tanti asini che dicevano di aver conosciuto qualcuno che aveva visto la LUCE e, un paio di volte, ho conosciuto personalmente chi diceva di averla vista.
E una volta anch'io ho creduto a quello che dicevano.
Ho creduto. Sono salito anch'io, mi sono avvicinato ad una fattoria sulla montagna.
No, non sono entrato, perché mi sono reso conto, lucidamente, che era impossibile che quelle vecchie mura, alte ed antiche, potessero racchiudere nel loro interno la LUCE.
Ricordo bene che esisteva una porta sola e per entrare dovevi chinarti perché l'architrave era molto bassa. Dall'esterno non si vedevano altre aperture e perciò per entrare bisognava abbassarsi e passare solo da quella porta.
Sono rimasto per molto tempo fuori, vicino alla porta, aspettando che qualcuno uscisse per farmi raccontare cosa ci fosse nel suo interno, come si viveva, quali fossero i sentimenti che animavano il luogo.
E ho visto asini cadere mentre attraversavano quella porta. Ho visto sanguinare ginocchia e quando dicevo, e lo dicevo a molti, che sarebbe stato meglio cambiare quell'apertura e crearne un'altra, più alta e comoda, sono stato guardato con compassione da alcuni e con stupore da altri.
Mi dicevano che non si poteva cambiare perché era stato stabilito così dalla LUCE, e chi voleva entrare avrebbe dovuto abbassarsi e passare solo attraverso quella porta perché non avrebbero potuto essercene altre.
Capite ora la stupidità di tutta la storia?
Continuare ad abbassarsi invece di alzare l'architrave.
Ho chiesto spiegazioni riguardo ad altri particolari ma la risposta è sempre stata quella, vale a dire che era desiderio della LUCE  che ci fosse quella cosa o che non ci fosse. Sempre e solo questa LUCE."

martedì 27 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (11)

 E adesso? Cosa facciamo?
Fa uno strano effetto vedere piangere un somaro. Rabbia e tenerezza insieme. 
Rabbia perché non si conosce il motivo del suo pianto. Un somaro grande e grosso che piange! Non è possibile! Soffrono anche i somari?
Tenerezza perché è così indifeso e patetico con quei grossi lucciconi sulle ciglia. 
Ma come si può consolare un somaro? 
Da quando siamo usciti dalla fattoria questa è la prima volta che ci sentiamo disarmati.
Povero somaro.
D'altra parte non ha ancora risposto alla nostra domanda: com'è possibile che questa fattoria meravigliosa sia diroccata?
Il più piccolo tra noi interviene dicendo: "Dai Aristide, non piangere, altrimenti mi metto a piangere anch'io". Aristide guarda il musetto del piccolo somarello che ha parlato e scuotendo le lunghe orecchie dice: "Sì, avete ragione. Io non ho mai visto questa fattoria, non la conosco. So che ora appare distrutta o, meglio, piena di crepe e di fessure nelle quali l'aria può circolare liberamente e, se questo può essere piacevole durante le calde giornate estive, certamente non lo è nelle lunghe notti invernali. Ma vi dico un' altra cosa; lassù il tempo non esiste e un giorno quella fattoria sarà piena di luce e sigillata e nessuno potrà più entrarci.
Ora possono entrate tutti, tutti quelli che lo desiderano, che desiderano abitare in essa, nella luce. Ma bisogna scegliere subito, non si può attendere. Bisogna scegliere se volerci abitare o no, perché noi non conosciamo né il giorno né l'ora nella quale questa fattoria verrà sigillata. Ma quando verrà sigillata il tempo cesserà di essere e chi sarà entrato in essa e avrà deciso di rimanervi, vi rimarrà per sempre. Tutte le cose oscure saranno chiare e il dolore sarà eliminato completamente. Basta credere che questo avvenga già da ora e questo in realtà avviene"
"E' pazzo! Che dite? pensate che sia innocuo oppure sarebbe meglio rinchiuderlo da qualche parte?"
"Metterlo a lavorare, ecco cosa sarebbe meglio! Non fa niente tutto il giorno, per forza che fantastica in questo modo. Provate ad attaccarlo al carro, fategli sentire il fischio rabbioso dello scudiscio. Cambierà, oh ve lo assicuro, cambierà". 
Chi ha parlato è un vecchissimo somaro dalla pelle flaccida che arrancava dietro al gruppo, fermandosi spesso per masticare con rabbia dell'erba ispida.
Qualcuno annuisce, alcuni lo guardano perplessi non sapendo cosa decidere e altri, pochi, scuotono la testa dicendo: " anche se fosse pazzo, lasciatelo libero. E' innocuo, non farebbe del male neppure ad una mosca. Lasciatelo pure fantasticare."

lunedì 26 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (10)

  Qualcuno tra noi si mette a ridere con lui, divertito dal suo comportamento e dalla sua semplicità e allegria. Qualcun' altro, arrabbiato perché gli sembra di perdere tempo, lo apostrofa duramente: "ma allora ci stai prendendo in giro! Cosa vai dicendo a tutti? Racconti di un posto meraviglioso e quando ti si chiede di affrettare il passo per giungere prima ti metti a ridere. Cerca di essere più serio e facci toccare con mano questa fattoria, altrimenti lasciaci ai nostri lavori che abbiamo tralasciato solo per vedere uno stupido somaro rotolarsi nell'erba. Ormai  la nostra pazienza è al limite. Parli per enigmi, non ti si capisce. Sei folle. Comunque ti diamo un'altra possibilità, ma ricorda che è l'ultima. Dì un po', se questa fattoria è meravigliosa, come fa ad essere diroccata?"
Aristide, ancora scosso da echi di risa, cerca di mettersi in piedi ma non riesce a togliersi quell'aria divertita che ha fatto tanto arrabbiare qualcuno di noi.
Ci guarda da sotto in su, un po' intimidito dalla durezza di quelle parole, sembra considerarle con attenzione, soppesarle, decidere cosa fare e dice: "mi spiace, mi spiace davvero, ma c'è poco da capire. E' così. E' una splendida e ricchissima fattoria, piena di ogni genere di consolazioni, con muri di diamante purissimo e solidi basamenti, dodici per l'esattezza.
C'è sempre luce e non si soffre mai né per il caldo né per il freddo né per la fame. si canta e si balla tutto il giorno e si ride e si suona e tutti sono felici e - mentre cominciano a cadere dei grosso lacrimoni sul trifoglio - nessuno piange. Mai"

venerdì 23 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (9)

 Accidenti, qui bisogna proprio seguirlo per riuscire a capire qualcosa. 
Felice, è felice di sicuro, il suo sorriso è reale e profondo e ci invoglia ad approfondire la questione, però che schifo di erba!
Molto meglio quella di pianura, ricca d'acqua e grassa.
Chissà perché ha abbandonato quella fattoria, non è brutta, anzi è in una bella posizione, circondata da campi e da canali.
Mah, stiamo a vedere cosa combina.
"Non avete fame?" chiede stupito Aristide, come risvegliato da un sonno profondo "scusatemi sono proprio un pessimo somaro, non faccio nulla per mettervi a vostro agio. Andiamo più avanti, mi sembra di aver visto del trifoglio, forse lo gradite di più di quest'erba".
Accipicchia, allora non è che non aveva visto il trifoglio più avanti.
L'aveva visto, ma non ha voluto andarci.
Aveva ragione la vecchia asina quando diceva che si faceva soffiare via il trifoglio migliore senza fare una piega!
"Dì un po'Aristide, è lontano il posto dove vuoi andare? Ci si arriva prima di sera?  
O dovremo passare la notte fuori? Comincia a fare fresco durante la notte."
"Avete fretta? Dove pensate di arrivare correndo? Gustatevi piuttosto questo paesaggio, questo splendido mezzogiorno, quest'aria profumata. Magari fra poco il tempo cambierà e rimpiangerete di non aver gustato quest'ora così bella"
Mhmm, stiamo facendo la figura degli sciocchi. "Beh, sai com'è. vorremmo vedere subito quella fattoria così strana".
A questo punto Aristide, che aveva già una luce divertita negli occhi tondi, scoppia in un grosso raglio o, meglio, scoppia in una lunga, festosa, sonora ragliata. Gli si piegano le ginocchia per i lunghi sussulti che lo scuotono tutto e si rotola nell'erbetta fresca sotto gli alberi.
"Oh, che ridere" e tartagliando ed ansimando parecchio per la mancanza d'aria nei polmoni continua "sì, ... certo e non vedreste ... altro che ... una... una vecchia e diroccata ... fatt... fattoria".

mercoledì 21 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (8)

 Quasi scusandosi con gli occhi per averci trattato un po' rudemente, ci precede verso una zona ombreggiata da alcuni tigli.
Un lieve profumo è nell'aria calda e assolata di uno splendido mezzogiorno.
"Sembra ancora estate" mormora piano.
"Invece è autunno e fra poco sarà inverno: Dì noi Aristide, nel posto dove stai andando ci sarà da mangiare a sufficienza? Vivere, bisogna vivere e sai bene anche tu che noi asini dobbiamo mangiare. Ti chiediamo questo perché ci è stato detto che lassù, nel posto dove intendi recarti, c'è sempre la luce, ma non c'è molto da mangiare! Infatti, se non sbagliamo, tu hai conosciuto gli abitanti di quella fattoria proprio quando sono venuti in pianura alla ricerca di cibo."
"Benedetta sia quella fame che li ha spinti giù nella vallata " risponde " in questo modo ho potuto conoscerli ed ora sono pieno di gioia.
Non so se ci sarà da mangiare in abbondanza, ma comunque quello che ci sarà, sarà per tutti. Se sarà poco, tutti ne avranno poco, se sarà molto, tutti mangeranno in abbondanza rispetto ai loro bisogni.
Vedete amici, se ad uno necessita di poco cibo per sostentarsi, è giusto che mangi poco; non perché il piatto del suo vicino è più pieno del suo ne voglia anche lui così tanto. Non gli serve. E se il cibo è poco è giusto che tutti ne abbiano poco, ma sempre più ne va dato a chi ha più fame e necessita di più nutrimento. Non vi pare?"e con un altro sorriso si ferma e comincia a brucare distrattamente l'erba.
Mangia proprio la prima erba che si è trovato sotto il naso. Non fa nemmeno un passo più avanti per vedere se ce n'è di migliore! Forse è davvero rimbambito. Bruca piano, assorto in un intimo pensiero che lo fa sorridere al vento.
sicuramente non starà sorridendo per l'erba che sta mangiando perché non è davvero buona. E' proprio un asino dagli strani gusti.

lunedì 19 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (7)

 Già, proprio vero.
Tutti, e dico tutti, quelli che hanno visto la LUCE sono stati o molto amati o molto odiati. Desiderati da alcuni, cacciati da altri. ricoperti di doni, spogliati da ogni loro avere. Chissà!?"
E con un sospiro e una nota interrogativa nella voce, la vecchia asina ci saluta chinando lievemente la testa.
Caspita, il mistero s'infittisce, non ci rimane che chiedere qualche spiegazione al diretto interessato, sperando di ricavare qualcosa di più solido di un ragno.
Ma Aristide non c'è. E' sparito e chissà dove si sarà cacciato.
Magari vuol farsi desiderare e allora starà giocando a nascondino.
Proviamo ad uscire dalla fattoria e, dato che non è in grado di volare, avrà sicuramente infilato la strada.
Uhm, cosa piace ai somari? La strada si divide, una prosegue larga e maestosa e si perde nell'opulenza dei campi fiancheggiati da pioppi e canali; l'altra si restringe e si snoda su morbide colline, seguendo le ondulazioni.
Prendiamo la strada stretta ed eccolo là, più avanti che sta procedendo tranquillo con il naso per aria ed ogni tanto gioca con le farfalle che gli svolazzano intorno.
E' proprio buffo.
Ancora un po' e poi ci siamo.
"Ciao" Aristide si gira stupito e ci regala un sorriso. Ciao" risponde.
"E' possibile fare la tua conoscenza? Vorremmo diventare tuoi amici! Ci hanno parlato di te in modi diversi. C'è chi dice che tu sia diventato rimbambito e chi dice che tu abbia visto la LUCE".
Aristide ci guarda fissamente poi, dopo un lungo silenzio, con voce dura ci chiede:" E cosa desiderate da me? Che cosa? Cosa volete sapere? Se ho visto la LUCE? Se sono rimbambito? Come potrei convincervi dell'una o dell'altra cosa? 
Se volete sapere dove vado non avete che da seguirmi, se volete venire con me, non abbiamo che da cominciare a camminare insieme. Se volete ridermi addosso, siete liberi di farlo. Se volete piangere, mi dispiace perché sono lacrime sprecate. Io vado in un posto dove non esiste il dolore, dove tutti cooperano con quello che possono fare e dove le tenebre non possono essere. Io vado e se volete venire con me sono lieto di fare la vostra conoscenza". Poi, con voce improvvisamente addolcita: "E' quasi mezzogiorno, siete stanchi? Ci vogliamo fermare un po' sotto quegli alberi?"


giovedì 15 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (6)

 Lui mi disse solo che aveva trovato lo scopo per la sua vita.
Onestamente lì per lì non feci caso alle sue parole in quanto già altre volte aveva manifestato concetti simili o, perlomeno, che a me sembravano simili.
Ma ricordo ora, solo ora, che non aveva mai avuto un sorriso di quel genere.
Dopo aver subito pesanti ironie ed essersi sgolato per difendere i suoi nuovi amici, "gli unici amici" diceva lui, divenne piuttosto irrequieto, non riusciva più a stare fermo, andava in un punto e dopo un po' ritornava a quello di partenza.
Si muoveva come un esagitato e, a chiedergli qualche cosa, su qualunque argomento, si rischiava o di essere presi a zoccolate oppure di essere accolti con un'attenzione e una premura notevoli.
Forse io ne parlo bene perché ho sempre pensato che Aristide fosse un pasticcione alle prese con il problema della vita e, tra le esuberanze adolescenziali ed un certo suo caratterino insofferente di restrizioni e doveri vari, mi chiedo come mai non ci abbia lasciato molto tempo fa. 
Eh sì, perché ora, anche se è qui non è più qui. Non appartiene più a questa fattoria, il suo cuore è da un'altra parte, in un altro luogo, forse sta vagando su plaghe sconosciute e sconfinate.
Lo invidio. E ne ho pena.
E' solo, sarà sempre solo, sempre più solo.
In qualunque posto vada, qualunque sia la fattoria scelta, lui vivrà con un sogno, con un'immagine, con un'idea. Vivrà per essa, ed essa sarà tutto per lui.
Povero Aristide.
Eppure lui è contento, è felice. Anche se lo prendono in giro e lo trattano piuttosto rudemente, non si arrabbia.
L'ho visto spesso ai bordi del campo, con gli occhi socchiusi e il naso per aria, lasciarsi soffiare via il trifoglio migliore senza fare una piega.
Oggi poi, con quel nitrito si è definitivamente staccato da noi.
Chissà cosa farà, sicuramente non avrà una vita facile.
Felice, serena, ma non facile. Provate un po' a pensare: chi sceglie di prendere, di accogliere nella propria fattoria un asino che ha come referenza la nota di una vita irregolare e sognatrice? Chi si prende un asino che ha la dote, splendida senza dubbio, ma così strana, di saper nitrire? Chi si prende un asino che ti guarda sorridendo ma che è impacciato e un po' pasticcione? Chi? 

mercoledì 14 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (5)

 Era l'imbrunire di una piovosa e triste giornata.
Tutti erano intenti alle loro piccole incombenze prima di cena e il rumore dei piccoli che si rincorrevano per la stalla dava una nota allegra ad una giornata malinconica.
Ricordo che Aristide se ne stava con il muso appoggiato fuori dalla finestra, incurante delle gocce di pioggia che gli ticchettavano sul naso, assorto in chissà quali pensieri.
Qualcosa o qualcuno ad un certo punto dovette attrarre la sua attenzione perché si scosse e andò a nascondersi dietro la mangiatoia.
Poco dopo udimmo un rumore di zoccoli ed un tocco live alla porta; andai ad aprire e mi trovai davanti una decina di occhi spalancati sopra a dei sorrisi timidi e sinceri.
Fummo salutati con molta gentilezza e alle nostre domande quegli asini risposero molto semplicemente che erano abitanti delle zone impervie e montuose situate più a nord.
Sinceramente, bastava guardarli per capire che non dovevano certo avere una vita facile, ma il loro sorriso, la loro serenità era così contagiosa che mi risolvetti ad invitarli dentro.
Beh, capirete, pioveva ed era ormai buio e loro non avevano un posto dove dormire.
Pensavo di fare una cosa gradita a tutti ma purtroppo ci fu chi si oppose e, a malincuore, dovetti accompagnarli sotto una tettoria dove c'era un po' di paglia e pochissimo fieno.
Quando tornai nella stalla, l'atmosfera era surriscaldata perché Aristide aveva detto che noi tutti eravamo dei senza cuore per lasciare che dormissero fuori al freddo e all'umido, ed era stato rimbeccato prontamente dal più anziano che gli aveva suggerito di seguirli se avesse voluto condividere con loro il freddo e l'umido.
Non per altro, ma per una buona dose d'orgoglio Aristide, dopo aver esitato un momento, prese la sua razione di biada e rabbrividendo leggermente uscì sbattendo forte gli zoccoli sul selciato.
Quello che successe là, sotto la tettoria, posso solo immaginarlo, comunque devo dire che il mattino successivo Aristide aveva due splendidi occhi brillanti, e non per la febbre come disse qualcuno.

lunedì 12 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (4)

Per forza, quelli lì superano sempre l'inverno perché trovano sempre, e dico sempre, qualcuno che dà loro da mangiare.
Idioti anche quelli che danno loro da mangiare! 
Ma che vadano a lavorare invece che pesare sulle spalle degli altri.
Sempre in giro con il naso per aria, mandando gridolini meravigliati verso ogni cosa che vedono.
Io sono una persona perbene e non voglio accusare nessuno, ma certa gente sarebbe proprio meglio toglierla di torno, anche perché potrebbe avere un effetto deleterio su altri.
E non hanno vergogna, dico io, non hanno vergogna a chiedere, a bussare alle porte della brava gente che ha lavorato tutto il giorno, mentre loro se ne stavano lì a guardare il cielo e a contemplare le acque. Che brutta razza.
Basta! Non fatemi più parlare, altrimenti ne sentireste delle belle" e il grosso e panciuto somaro se ne va, scalciando contro i sassi e borbottando sulla poca intelligenza dei suoi simili.
Tutto chiaro, no?
Abbiamo risolto la questione. L'asino è matto perché ha pensato di vivere mangiando poco e male e andando dagli altri a chiedere cibo quando ha molta fame.
O forse non è così?
Proviamo a sentire quella bella e vecchia asina che poco fa era ferma sul limitare del campo.
Dopo averci ascoltato, comincia a raccontare un po' titubante.
"Non andrete a raccontare in giro quello che ora vi dirò, vero? Non gli farete anche voi del male? Povero Aristide, se non gli volessi bene penserei proprio che è ammattito.
Eh sì, qui dentro lo capiscono proprio poco e onestamente non lo capisco molto neanche io. Dunque, c'è una vecchia leggenda - molto più vecchia di me - che dice che quando un asino è innamorato gli possono succedere cose diverse.
La leggenda racconta che alcuni asini riescono a volare, altri a parlare lingue diverse, altri a rimanere anche per lunghi periodi senza cibo e altri ancora a sopportare ogni genere di oppressione nei loro confronti.
Tutto questo accadrebbe, sempre secondo la leggenda, dopo aver visto la LUCE.
Che cosa sia questa LUCE nessuno è ancora riuscito a stabilirlo ed io penso che stabilirlo bisognerebbe vederla.
Ma tutti quelli che la vedono non sanno raccontare quello che vedono!
Non so quale incantesimo sia nascosto in questa LUCE, comunque deve essere grosso.
Ritornando al nostro Aristide, vi posso dire che è sempre stato un bravo asino, forse un po' più asino degli altri, nel senso che non ha mai avuto interessi grossi e reali tranne, forse, quello di mangiare con un po' di accanimento, perché non ha mai trovato altro che occupasse interamente la sua attenzione.
Già da tempo l'osservavo: prima scansafatiche e lazzarone, con improvvisi risvegli durante i quali lavorava per tre e quasi non mangiava poi, dopo l'incontro con alcuni asini delle montagne, decisamente più regolare, anche se con alcune incoerenze. In ogni caso per lui è stato molto importante l'incontro con gli asini solitari. Me lo ricordo come se fosse appena avvenuto,