martedì 27 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (11)

 E adesso? Cosa facciamo?
Fa uno strano effetto vedere piangere un somaro. Rabbia e tenerezza insieme. 
Rabbia perché non si conosce il motivo del suo pianto. Un somaro grande e grosso che piange! Non è possibile! Soffrono anche i somari?
Tenerezza perché è così indifeso e patetico con quei grossi lucciconi sulle ciglia. 
Ma come si può consolare un somaro? 
Da quando siamo usciti dalla fattoria questa è la prima volta che ci sentiamo disarmati.
Povero somaro.
D'altra parte non ha ancora risposto alla nostra domanda: com'è possibile che questa fattoria meravigliosa sia diroccata?
Il più piccolo tra noi interviene dicendo: "Dai Aristide, non piangere, altrimenti mi metto a piangere anch'io". Aristide guarda il musetto del piccolo somarello che ha parlato e scuotendo le lunghe orecchie dice: "Sì, avete ragione. Io non ho mai visto questa fattoria, non la conosco. So che ora appare distrutta o, meglio, piena di crepe e di fessure nelle quali l'aria può circolare liberamente e, se questo può essere piacevole durante le calde giornate estive, certamente non lo è nelle lunghe notti invernali. Ma vi dico un' altra cosa; lassù il tempo non esiste e un giorno quella fattoria sarà piena di luce e sigillata e nessuno potrà più entrarci.
Ora possono entrate tutti, tutti quelli che lo desiderano, che desiderano abitare in essa, nella luce. Ma bisogna scegliere subito, non si può attendere. Bisogna scegliere se volerci abitare o no, perché noi non conosciamo né il giorno né l'ora nella quale questa fattoria verrà sigillata. Ma quando verrà sigillata il tempo cesserà di essere e chi sarà entrato in essa e avrà deciso di rimanervi, vi rimarrà per sempre. Tutte le cose oscure saranno chiare e il dolore sarà eliminato completamente. Basta credere che questo avvenga già da ora e questo in realtà avviene"
"E' pazzo! Che dite? pensate che sia innocuo oppure sarebbe meglio rinchiuderlo da qualche parte?"
"Metterlo a lavorare, ecco cosa sarebbe meglio! Non fa niente tutto il giorno, per forza che fantastica in questo modo. Provate ad attaccarlo al carro, fategli sentire il fischio rabbioso dello scudiscio. Cambierà, oh ve lo assicuro, cambierà". 
Chi ha parlato è un vecchissimo somaro dalla pelle flaccida che arrancava dietro al gruppo, fermandosi spesso per masticare con rabbia dell'erba ispida.
Qualcuno annuisce, alcuni lo guardano perplessi non sapendo cosa decidere e altri, pochi, scuotono la testa dicendo: " anche se fosse pazzo, lasciatelo libero. E' innocuo, non farebbe del male neppure ad una mosca. Lasciatelo pure fantasticare."

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