martedì 23 giugno 2015

Mémé è mia nonna

Vegliavo su mia nonna, mentre lei vegliava su di me. E' stato il mio primo impiego, guardiano di notte di mémé.
La mia missione consisteva nell'ascoltarla dormire. Vegliavo come un cane da pastore su un gregge di borbottii che brucavano il suo sonno, perchè non si smarrissero in zone sospette, nel silenzio terribile che precede le catastrofi. Dovevo analizzare il suo respiro per dedurre la qualità del suo riposo, le pause erano la mia ossessione. A volte, tra un sospiro e l'altro, un'inquietante apnea mi gettava nel panico. Mémé non doveva morire, non subito.
Russa, te ne supplico!
Non volevo che morisse prima del mio ventesimo compleanno, perchè a vent'anni si è adulti, si è uomini, e gli uomini hanno la scorza dura, resisti mémé! A vent'anni ho rimandato a trenta la "data di morte accettabile".
Quando ha smesso di respirare davvero ne avevo quaranta e non ero ancora diventato uomo.
(tratto da Mémé di Philippe Torreton)