Mangiarono tanto, ma tanto tanto.
Aristide sorrideva felice e aveva persino dimenticato dove stava andando.
Aveva dimenticato la fattoria sulle montagne e aveva dimenticato il perché voleva andarci.
Stava così bene!
Un'infinità di cardi a perdita d'occhio, un ruscello di acqua fresca e limpida a due passi, il cielo turchino sopra di lui e anche - l'aveva già adocchiata - una specie di capanna con paglia e foglie secche ammucchiate dal vento.
Come si sta bene qui, era il pensiero che continuava a ripresentarsi ogni volta che alzava il muso da terra.
Sto proprio bene, era il pensiero successivo , quando riabbassava il muso verso un nuovo cardo fragrante.
Quando si sentì sazio si accorse anche che stava imbrunendo.
"Cosa c'è di meglio di una bella dormita? " si chiese.
Luciano, il somarello, si era già addormentato nella capanna e anche Aristide vi si diresse indolentemente.
Un sonno profondo lo accompagnò per tutta la notte e il mattino successivo, splendente nei suoi colori autunnali, lo invitò a rimanere ancora.
Luciano era già sveglio e correva felice nei prati.
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