lunedì 2 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (14)

 D'altra parte è anche vero che chi dice che la LUCE non esiste porta a sostegno della sua tesi fatti contrastanti. Qualcuno ha detto che questi asini delle fattorie della montagna non lavorano mai, qualcun altro ha detto che lavorano tantissimo tutto il giorno.
No no, qui bisogna assolutamente sperimentare tutta la faccenda e decidere poi se rimanere nella fattoria o uscirne.
Mentre il vecchissimo asino parlava, ad Aristide era sembrato che il mondo intero gli crollasse sulla testa. Sommerso da una ridda frenetica di pensieri ed emozioni.
Disgusto e pietà, desiderio di mettersi a ragliare forte forte per scacciare via tutto e ritornare nel suo silenzio. Voglia di correre, di tirare calci e di spaccarsi la testa contro il masso più vicino per fare cessare per sempre tutto quel rumore intorno a lui.
E adesso? Cosa fare? Cosa dire? Ci fosse la LUCE!
Con lui, come quella volta. Avrebbero potuto continuare a parlare fino a notte inoltrata ma non sarebbero venuti a capo di qualcosa. Parole, solo parole.
Solo la LUCE avrebbe potuto chiarire loro le cose, il loro significato, la loro origine e il loro fine. Cosa che non avrebbe potuto fare certamente il povero Aristide.
Si sentiva stanco. Tanto stanco. Ma non era andato a cercarsi i guai come aveva fatto tante altre volte, questa volta erano stati i guai a venire in cerca di lui.
"Oh, bè" concluse fra sé "matto per matto, io vado" e ad alta voce "Io vado, chi vuole venire con me mi segua. Se nessuno vuole venire non importa. Siate felici e sereni e buon ritorno a casa" e con una scrollatina di orecchie si girò lentamente su sé stesso e riprese a camminare nel campo verso la strada che biancheggiava poco distante.
"Finalmente solo" pensò con una punta di soddisfazione e un po' di rammarico.
Ma non ebbe tempo di rammaricarsi a lungo.

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