"Il mio ginocchio sta bene, o forse non sta bene, ma mi fa meno male di prima, ma ho tanta fame" e mentre diceva così Luciano si alzò e si mise a girare in tondo perché lo spazio disponibile era veramente poco.
Quella della fame era una cosa difficile da affrontare, nemmeno Aristide aveva idea di come parlarne al piccolo, visto che pure lui era affamato.
Fuori, una lama di luce si apriva nel cielo, aveva smesso di piovere e le nuvole si stavano dissolvendo. Imbruniva e l'aria era fredda.
"Non c'è nulla da mangiare, fuori è tutto bagnato e freddo. Aspettiamo domani mattina quando usciremo per continuare il nostro viaggio e troveremo qualcosa da mangiare"
"Ma io ho fame adesso, non domani" con il musetto implorante Luciano lo guardava.
"Non so che dire" gli rispose Aristide "anche io ho fame ma non c'è nulla da mangiare.
Con gli occhi sgranati Luciano proseguì "anche tu hai fame? davvero? Allora va bene, aspetto domani. Ma quando arriva domani? Adesso? Io ho fame adesso!"
Aristide si stava innervosendo, già aveva fame per conto suo, ed or era come se avvertisse anche la fame di Luciano.
"Dormi Luciano, ora è buio. -domani quando ci sarà il sole sicuramente potrai mangiare".