E' l'incipit e il titolo di un romanzo di esordio di un'autrice tatara che ho finito di leggere pochi giorni fa.
Durante il giorno mi vengono in mente frasi, immagini, situazioni raccontate nel libro e allora, appena posso, vado a ritrovarle e a rileggere il pezzo.
Trovo che sia tra i più bei romanzi che io abbia mai letto, insieme al "Cavallo rosso" quest'ultimo di un autore italiano.
Questa donna, che all'inizio del libro apre gli occhi quando l'alba non è ancora sorta, dopo 18 anni scoprirà che si saranno aperti per la consapevolezza che ha di sé stessa.
Si svolge in Siberia dagli anni trenta in avanti, durante la collettivizzazione e lo sterminio dei kulaki, ed è un racconto così intriso d'amore e di tenerezza che resistono in condizioni di vita terribili che mi sono ritrovata a sussultare per il dubbio di cosa sarebbe successo nella pagina successiva.
Ecco, così.
martedì 25 giugno 2019
lunedì 17 giugno 2019
Denti
Mi fa un po' male la bocca dal continuo sorridere che faccio.
Sono stata dal dentista e mi ha rifatto le otturazioni agli incisivi superiori.
Così ora continuo a sorridere, faccio smorfie davanti allo specchio, tocco i denti continuamente.
Magari, da ora in avanti, dovrò abituarmi a sorridere perché non mi è mai venuto facile, forse si modificheranno le piccole rughe vicino alle labbra.
Beh, sia quel che sia, sono contenta.
Adesso manca solo di saldare il conto.
mercoledì 12 giugno 2019
Da due giorni
sono attenta a quello che mangio e mi sono resa conto che il tempo ha un ritmo diverso.
E' come se dovessi trovare qualcosa da fare, non per tenermi impegnata e così non pensare ossessivamente al cibo, ma perché ho una percezione diversa del tempo.
Quindi anche dello spazio.
Quindi, suppongo, che io occupi uno spazio diverso, non in senso di cm o di kg, ma in relazione alle persone e alle cose.
Ho già sperimentato tempi così e, finora, sono sempre arrivata ad un punto critico oltre il quale non sono mai riuscita ad andare.
Come se m'intimorissi da sola perché le relazioni diventano "troppo" diverse rispetto alle quali sono abituata.
Come se intuissi cose di me che non so come gestire e allora vado in stand by fino al momento in cui trovo più confortevole il cibo rispetto ad altro.
C'entra la perseveranza?
E' come se dovessi trovare qualcosa da fare, non per tenermi impegnata e così non pensare ossessivamente al cibo, ma perché ho una percezione diversa del tempo.
Quindi anche dello spazio.
Quindi, suppongo, che io occupi uno spazio diverso, non in senso di cm o di kg, ma in relazione alle persone e alle cose.
Ho già sperimentato tempi così e, finora, sono sempre arrivata ad un punto critico oltre il quale non sono mai riuscita ad andare.
Come se m'intimorissi da sola perché le relazioni diventano "troppo" diverse rispetto alle quali sono abituata.
Come se intuissi cose di me che non so come gestire e allora vado in stand by fino al momento in cui trovo più confortevole il cibo rispetto ad altro.
C'entra la perseveranza?
venerdì 24 maggio 2019
Spirituale
E' da qualche giorno che penso al significato del termine "spirituale"
Il risultato è che non è una parola sulla quale discutere, sulla quale confrontarsi, nemmeno è una parola da meditare.
Va solo vissuta "cum sidere" cioè con le stelle.
Io non sono più o meno spirituale, sono spirituale tanto quanto la mia vicina di casa o tanto quanto l'ebreo errante o l'ateo più incallito.
Posso solo essere viva o morta e finché sono viva considero me stessa in ricerca di Dio.
Una ricerca frastagliata, ad incastro a volte, libera come il mare altre.
Una ricerca ed una sperimentazione che esiste Altro da me e questo Altro è Quello con il Quale desidero entrare in contatto, che desidero conoscere, sperimentare, giocare insieme, amare (che parola grossa!).
Sfiorare.
Ed essere toccata così lievemente da piangere per la tenerezza.
Il risultato è che non è una parola sulla quale discutere, sulla quale confrontarsi, nemmeno è una parola da meditare.
Va solo vissuta "cum sidere" cioè con le stelle.
Io non sono più o meno spirituale, sono spirituale tanto quanto la mia vicina di casa o tanto quanto l'ebreo errante o l'ateo più incallito.
Posso solo essere viva o morta e finché sono viva considero me stessa in ricerca di Dio.
Una ricerca frastagliata, ad incastro a volte, libera come il mare altre.
Una ricerca ed una sperimentazione che esiste Altro da me e questo Altro è Quello con il Quale desidero entrare in contatto, che desidero conoscere, sperimentare, giocare insieme, amare (che parola grossa!).
Sfiorare.
Ed essere toccata così lievemente da piangere per la tenerezza.
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