venerdì 27 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (25)

 Aveva un buon carattere, forse?
Mica tanto, a quanto dicono, se non gli andava bene qualcosa, usciva sdegnoso battendo forte gli zoccoli sul selciato e quando tornava di certo non chiedeva scusa. Allora perché è bello che la LUCE lo ha scelto per mostrarsi?
Anche a questa domanda la risposta è no; ha certe orecchie lunghe, gli zoccoli grossi e il pelo ispido.
E' ricco magari? Forse possiede molto fieno e campi lontani dove trova molto cibo?
Macché, nemmeno questa ipotesi si può prendere in considerazione perché lo sanno tutti che Aristide possiede solo il posto dove è sempre andato a dormire. E non è nemmeno più intelligente degli altri!
Forse è per questo che si è lasciato abbindolare dagli asini della montagna?
Magari gli hanno fatto annusare un'erba strana e a lui è sembrato di vedere una luce e ora sta in giro tutto contento perché pensa di trovarla in montagna.
Ma l'odore dell'erba strana non dura a lungo quindi se così fosse stato, dopo quella notte, non sarebbe nemmeno partito.
Ma allora come si fa a capire cosa è successo? Cosa è la LUCE - se mai esiste davvero - e perché ci sono in giro somari che sorridono sempre?
Intanto Luciano sta trotterellando accanto ad Aristide e, guardandolo di tanto in tanto, lo vede pensieroso e per cui decide di stare in silenzio pure lui. D'altra parte aveva voluto lui stesso partire con Aristide perché - beh, non sapeva esattamente perché - comunque aveva sentito che era buono e giusto e allora l'aveva fatto.

lunedì 23 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (24)

 Leontina, la vecchia asina, lo guarda sospirando e, con un filo di ironia nei vecchi occhi, gli dice: "ti stai proprio sbagliando. L'Aristide che tu hai conosciuto non tornerà mai più e, se mai tornerà, non lo riconoscerai perché sarà completamente diverso"".
"Certo" sottolinea Orenzio "sarà magro da paura, spelacchiato e con gli zoccoli rotti, ecco perché farò fatica a riconoscerlo".
Chi dà ragione all'uno e chi all'altra. Ognuno vuole dire la sua, pro o contro la scelta di Aristide e così passa in secondo piano il motivo della sua scelta.
La LUCE, ecco qual è stato il motivo della scelta di Aristide.
Ma cosa vuol dire vedere la LUCE? Cosa significa?
Certo hanno detto che per intenderla bisogna vederla. E allora perché non si fa vedere da tutti se è così bella e importante come dicono?
Vorrei capire perché si è fatta vedere da Aristide e non da Orenzio o da Leontina o da chiunque altro. E' per qualche caratteristica particolare di Aristide? Se sì, quale? Cos'ha quell'asino di particolare, di diverso dagli altri?
E' un asino come tutti gli asini; ancora giovane, un po' scansafatiche; un sognatore che però non realizzava mai quello che sognava. 
Gli artisti sognano e dipingono; sognano e scrivono; sognano e costruiscono case; sognano e danzano. Aristide no, sognava e basta.

venerdì 20 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (23)

 Luciano gli trotterellava a fianco silenzioso, quasi avesse inteso la fatica di Aristide.
Camminarono un bel po', in quella mattinata piena di sole e di aria frizzante.
"Sono stanco" a queste parole dell'asinello, i piedi di Aristide si fermarono subito.
"Certo, andiamo a mangiare e poi ci riposiamo un po'" sorrise il somaro e, guardandosi intorno, vide che l'erba era più rada del giorno precedente e in qualche punto cominciava ad ingiallire.
I timori del mattino gli si ripresentarono in blocco: stava arrivando l'inverno e si rese conto che non aveva mai avuto bisogno di pensare a come procurarsi il cibo perché aveva sempre trovato il fieno profumato ad attenderlo.
"Dai, mangia" disse quasi gridando a Luciano, che lo guardò sorpreso.
Aveva avuto paura di non aver cibo a sufficienza nel futuro? Per questo aveva gridato? 
Ma chi conosce il futuro?
Pascolarono a lungo, spostandosi verso l'erba migliore.
Mentre loro mangiano andiamo a vedere cosa succede nella fattoria in pianura.
C'è una discussione, gli animali sembrano infervorati. La vecchia asina che abbiamo incontrato all'inizio di questa storia guarda, scuotendo la testa, Orenzio che sta cercando di convincere lei e gli altri somari, che Aristide non è altro che un fannullone che se l'è squagliata visto il periodo di grande lavoro nei campi.
"Certo, per cosa d'altro se ne è andato Aristide? Vedrete che tra qualche settimana, o forse prima, se ne tornerà indietro con la coda tra le gambe, pieno di fame e spelacchiato. Magari gli servirà da lezione" conclude Orenzio sbuffando.

lunedì 16 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (22)

 Era una domanda giusta, no?
Era una giusta prudenza questa, no?
Mica era un uccello del cielo che volteggiava qua e là mangiando qualche vermolino e che per la notte trovava riparo dovunque.
Lui era un somaro, sissignori, un asino ancora giovane e che aveva sempre fame.
E, a proposito di fame, quei brontolii allo stomaco? Da ieri non mangiava, ecco perché si sentiva così.
Un buon pasto e tutto sarebbe andato a posto.
Però c'era anche Luciano, doveva pensare anche a lui.
Si sentì investito da tali e tante responsabilità in un solo momento che si bloccò sul sentiero che stava percorrendo, con il desiderio - che ingigantiva attimo per attimo - di tornare indietro, di ritornare alla fattoria in pianura, alla vita che aveva sempre fatto. Una vita noiosa certo, ma libera da pericoli e da responsabilità.
Responsabilità. che parolona lunga, che lo metteva come davanti ad uno specchio.
Ma cosa ci vedeva riflesso in quello specchio? Solo la sua incapacità?
Sì, in quel momento vedeva davanti a lui solo il suo sentirsi inadeguato, il suo timore di sbagliare, di iniziare cose che non sarebbe riuscito a portare a termine.
Era il suo malumore che lo faceva dubitare di sé stesso o era il dubbio su sé stesso che lo rendeva tale?
"Devo prendere una decisione" disse a voce alta e continuò, parlando a sé stesso "no, la decisone l'ho già presa, andrò nella fattoria sulla montagna e basta"

giovedì 12 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (21)

 Anzi, manco c'era entrato l'ha dentro.
Il bosco era sconosciuto a tutti. Lui, come gli altri, si fermava ai margini, attendeva il carico di legna e poi tornava alla fattoria.
Ma Aristide non era andato verso il bosco, infatti gli sembrava di ricordare che aveva preso la strada che saliva verso le colline e che poi proseguiva verso le montagne.
Scosse la testa infastidito dal ricordo di quel somaro e uscì dalla stalla per andare a brucare nel prato.
Aristide e Luciano intanto precorrevano il piccolo sentiero che saliva verso le montagne. Luciano come aveva fatto il giorno precedente, correva avanti e indietro sui prati, inseguendo farfalle e brucando qua e là l'erba fresca.
Il sole splendeva ma Aristide era pensieroso per cui, a volte, rispondeva distrattamente al piccolo compagno di viaggio che gli mostrava qualche suo tesoro. "Guarda che bel sassolino che ho trovato" oppure "la luna? c'è il sole e c'è la luna insieme? Come mai?" e Aristide non rispondeva subito, assorto in un pensiero difficile e pungente.
Gli ritornavano alla mente le parole di Orenzio, il grosso e panciuto somaro, e le ricordava con precisione "sì, per un po'potrebbe anche darsi che sia bello vivere a contatto con la natura, mangiando rare erbette purificatrici. Ma dopo? Quando viene l'inverno? Cosa si fa?"
Queste frasi gli scavavano dentro e lo rendevano timoroso. Timore per lui ma soprattutto per Luciano, così piccolo ancora.

mercoledì 11 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (20)

 Poco dopo uscivano entrambi dalla capanna, Luciano stiracchiandosi attorno felice, Aristide con addosso qualcosa di strano che se avesse potuto capire, avrebbe capito che era una consapevolezza diversa di sé.
Ma torniamo a noi.
Che si diceva intanto nella fattoria giù, quella in pianura, quella circondata da campi e canali ricchi di acque?
Andiamo a vedere e a sentire.
Il gro e sso e panciuto somaro (avrà pure lui un nome, no?) si sta svegliando, nervoso come al solito. Anzi più del solito perché gli era improvvisamente tornata in mente la fuga di Aristide. Sì, proprio così l'aveva pensata e l'aveva chiamata: la fuga.
Perché, certo, che cosa era la sua sparizione se non non la fuga dai lavori pesanti della stagione autunnale? Il lavoro nei campi, il trasporto della legna dal bosco alla fattoria nell'imminenza dell'inverno, la raccolta delle olive.
Ecco, visto, se ne era andato perché non aveva voglia di lavorare. Un lazzarone, ecco cos'era quel somaro!
Un lazzarone che pensava di essere come un cavallo e perciò aveva voluto imparare a nitrire.
Sì, ma come aveva fatto a nitrire?
Lui ci si era provato mille e più volte, ma gli erano uscite solo delle più o meno sonore ragliate.
Forse Aristide si era esercitato di più ma possibile che lo avesse fatto? Lo sapevano tutti che era uno scansafatiche e che se ne stava ore intere al bordo dell'aia a guardare.
A guardare cosa, poi?
Dopo l'aia c'erano i campi e dopo i campi c'erano i canali e dopo i canali c'era il bosco e dopo il bosco c'era...
Cosa  dopo?
E che ne sapeva lui di cosa c'era dopo!
Mica c'era mai andato più in là del bosco.

lunedì 9 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (19)

 Irrequieto uscì dalla capanna.
Le stelle, grandi e luminose, gli facevano compagnia e a poco a poco, guardando lo splendore della volta celeste, i suoi pensieri ricominciarono a battere in sincronia con il suo cuore pacificato.
Rimase per il resto della notte in un dormiveglia sonoro, dove la quiete era accompagnata dagli scricchiolii dei tronchi e dal lievissimo stormire delle foglie.
L'alba lo svegliò con una brezza leggera, con un canto insistente degli uccellini e con una liquida trasparenza dell'aria.
Forse che stava piovendo?
No. Bando alle lacrime, si disse, mentre ringraziava la pace e la bellezza di quel momento.
Doveva alzarsi e andare, continuare a fare quello che aveva deciso, raggiungere perciò la fattoria sulla montagna.
Luciano dormiva ancora ma Aristide, preso da una fretta improvvisa, si avvicinò per svegliarlo e, dato che era un somaro, lo svegliò ragliando.

sabato 7 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (18)

 Aprì gli occhi ad Aristide e lui vide una capanna di rami e foglie vicino ad una limpida pozza d'acqua.
"Sei stata tu LUCE, vero, ad indicarmi questo? Sei incredibilmente rapida" Aristide sorrise. La LUCE aveva sentito il suo bisogno e gli aveva mostrato il modo per risolverlo.
"Vieni qui, Luciano, c'è dell'acqua buona ed una bella capanna, vieni!"
Al piccolo si chiudevano gli occhi dopo aver mangiato il trifoglio e aver bevuto l'acqua limpida. Si era raggomitolato sul fondo della capanna, sul fieno che emanava ancora l'odore dell'estate.
Aristide lo guardava con tenerezza e poco dopo chiudeva anche lui gli occhi e scivolava in un sonno profondo.
I sogni arrivarono subito.
Lo volevano ingabbiare; qualcuno voleva, con determinazione, prenderlo e metterlo in una gabbia.
Ma questo qualcuno non riusciva a toccarlo, non poteva toccarlo, come se ci fosse una forza sconosciuta che faceva da barriera; uno strato a lui invisibile che faceva a loro paura.
Aristide si risvegliò tremando.
L'aria attorno a lui era quieta, non si udivano né grilli né cicale e il buio era alleggerito dalla luminosità delle stelle che occhieggiavano tra le frasche del tetto della capanna,
Il piccolo Luciano dormiva tranquillo, sempre raggomitolato ed ogni tanto era come se sorridesse.
L'alba era ancora lontana e Aristide non voleva riaddormentarsi per timore che il sogno ritornasse. Cercava di calmarsi, di deviare il pensiero, ma la sensazione di pericolo non lo abbandonava. 
Mica avrebbe potuto stare sempre sveglio per tutte le notti a venire, si disse ad un certo punto, per il timore di fare ancora quel sogno orribile.
O c'era qualcos'altro?

giovedì 5 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (17)

"A me che non sono stato attento ai suoi bisogni o a lui che se ne è andato via senza dire niente?"
Il piccolo aveva delle foglie tra le orecchie che non gli erano cadute nonostante la pazza corsa che aveva fatto.
E Aristide sorrise nel vederlo. La predica la farò a me, decise.
"Dimmi un po' cosa hai scoperto, raccontamelo bene, perché io sono un po' tardo nel capire le cose"
La coda di Luciano si alzò tutta fremente, segno di allegria ed emozione.
"Ho visto trecento farfalle, beh forse erano venticinque, molte gialle e arancio con i puntini d'oro e molte azzurre e viola con i puntini neri. Poi ho visto tre mosche, due scoiattoli, cinque leprotti e quattro galline"
Galline? Aristide era perplesso. Galline in montagna? Le galline stavano nelle fattorie. Erano creature deboli, indifese.
"Sei sicuro che fossero galline?"
"Si, beh, quasi. Avevano la cosa lunga con tante penne colorate di tutti i colori"
"No, non sono galline, sono fagiani. Sono i cugini nobili delle galline, molto vanitosi e curano parecchio la loro lunga coda. Il capo che si scelgono è quello che ha la coda più grande di tutti".
Mentre Aristide spiegava queste cose, cercava un luogo riparato dove fermarsi a dormire per la notte. Non per lui, lui avrebbe dormito anche sotto gli alberi, ma per Luciano che sicuramente avrebbe sofferto nello stare sotto le stelle.
"Ho capito, ho capito. I fagiani sono i cugini ricchi delle galline. Ho capito. Però adesso ho fame e sete e sonno".
"Tutto in una volta?" sorrise Aristide.
"Si, tutto in una volta. Ho proprio fame, ho proprio sete ed ha anche tanto sonno.
Dove mi porti a dormire?"
"Comincia a mangiare, che è meglio, io intanto cercherò un luogo per la notte. Ma non allontanarti, mi raccomando"
E la LUCE venne.

mercoledì 4 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (16)

 Il piccolo rise: "sei tu il mio papà" e lo disse con un'ovvietà sconcertante.
"Chi? io?" e in silenzio gridò: "LUCE, cosa stai combinando? mio figlio? e come si fa a tirare su un figlio? farlo crescere bene ed amarlo? Lo sapevo che non avrei potuto stare tranquillo!" Era emozionato e felice. Aveva rinunciato alle gioie coniugali ed ora si ritrovava con un somarello che lo guardava fiducioso, pronto a seguirlo in capo al mondo.
"Come ti è venuta un'idea simile?" ma mentre glielo chiedeva, scuoteva la testa, conscio dell'inutilità dei suoi sforzi.
"E' venuta, non so come, ma è venuta". Luciano si mise a fare capriole intorno ad Aristide, felice di esistere e di annusare l'erbetta fresca e profumata.
"E' meglio non fargli altre domande  perché non sono sicuro di capire le risposte" si disse a bassa voce mentre risaliva la collina guardando con stupore il piccolo che gli scorrazzava vicino, un po' più avanti o un po' più indietro a seconda della direzione delle mosche e delle farfalle.
Rimase in silenzio per lungo tempo. No, non riusciva a capire, ma era bello, tutto straordinariamente bello.
Si riscosse quando una folata di vento freddo gli passò tra le orecchie, facendolo rabbrividire leggermente.
"Luciano" chiamò con una nota di preoccupazione nella voce e lo ripeté più forte e più preoccupato quando non lo vide arrivare.
"Dove lo cerco?" si chiese guardandosi intorno nell'aria rapidamente fresca della sera. Il sole, con un improvviso bagliore, gli parve che indicasse un boschetto alla sua sinistra e verso questo punto Aristide si diresse caracollando.
"Luciano" gridò con quanto fiato aveva in gola "vieni qui. Dove sei? Hai bisogno di aiuto?" continuo poi piano: "mannaggia a me e ai miei sogni. Che padre sono? Non so nemmeno dove è finito il mio piccolo!"
E lo vide. Lo vide arrivare come un razzo, rosso in volto e con la coda dritta dietro di sé. Gli arrivò di fronte tutto sudato e con il fiatone.
"La predica la faccio a me o a lui?" si domandò perplesso.

martedì 3 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (15)

 Con sorpresa avvertì un morbido nasino contro la sua pancia.
"Oh bella e questo chi è?" si chiese meravigliato vedendo al suo fianco un piccolo somarello.
Quasi intuendo la domanda, il piccolo somarello, con occhi timidi e luminosi gli disse: "Non essere triste, ci sono io. Potremmo farci compagnia" e dopo un attimo di silenzio: "sai, quando parlavi tu, io mi sono ricordato. Io non ricordavo la LUCE, non sapevo come fosse, ma dopo le tue parole io ricordo. Sì, proprio così. Il tuo ricordo ha svegliato in me il mio e ti ho inteso. Sì ti ho proprio capito, capito bene e nel profondo"
Aristide rise. Mai aveva sperimentato una gioia così intensa; quel piccolo somarello aveva capito. E dentro di lui esplosero queste parole :"grazie LUCE, grazie, mille volte grazie. Sei fantastica LUCE, ti fai veramente capire da chi vuoi, quando vuoi e per l'intensità che vuoi. Che tu sia lodata in eterno".
Ma ora il piccolo somarello è interdetto. Possibile che le sue parole abbiamo ferito Aristide nel suo cuore? Vede che sussulta come scosso da brividi e gli chiede preoccupato: "stai male?"
"oh, no" e una sonora ragliata accompagnò il diniego di Aristide. Come dire al piccolo la felicità che era dentro di lui? Scosse ancora la testa e gli chiese sorridendo il nome.
Il piccolo, tutto contento gli rispose: "Luciano"
"Bene, andiamo Luciano. Io sono Aristide e abitavo nella fattoria presso il fiume. I tuoi genitori sanno che sei qui? Sanno dove intendi andare?"

lunedì 2 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (14)

 D'altra parte è anche vero che chi dice che la LUCE non esiste porta a sostegno della sua tesi fatti contrastanti. Qualcuno ha detto che questi asini delle fattorie della montagna non lavorano mai, qualcun altro ha detto che lavorano tantissimo tutto il giorno.
No no, qui bisogna assolutamente sperimentare tutta la faccenda e decidere poi se rimanere nella fattoria o uscirne.
Mentre il vecchissimo asino parlava, ad Aristide era sembrato che il mondo intero gli crollasse sulla testa. Sommerso da una ridda frenetica di pensieri ed emozioni.
Disgusto e pietà, desiderio di mettersi a ragliare forte forte per scacciare via tutto e ritornare nel suo silenzio. Voglia di correre, di tirare calci e di spaccarsi la testa contro il masso più vicino per fare cessare per sempre tutto quel rumore intorno a lui.
E adesso? Cosa fare? Cosa dire? Ci fosse la LUCE!
Con lui, come quella volta. Avrebbero potuto continuare a parlare fino a notte inoltrata ma non sarebbero venuti a capo di qualcosa. Parole, solo parole.
Solo la LUCE avrebbe potuto chiarire loro le cose, il loro significato, la loro origine e il loro fine. Cosa che non avrebbe potuto fare certamente il povero Aristide.
Si sentiva stanco. Tanto stanco. Ma non era andato a cercarsi i guai come aveva fatto tante altre volte, questa volta erano stati i guai a venire in cerca di lui.
"Oh, bè" concluse fra sé "matto per matto, io vado" e ad alta voce "Io vado, chi vuole venire con me mi segua. Se nessuno vuole venire non importa. Siate felici e sereni e buon ritorno a casa" e con una scrollatina di orecchie si girò lentamente su sé stesso e riprese a camminare nel campo verso la strada che biancheggiava poco distante.
"Finalmente solo" pensò con una punta di soddisfazione e un po' di rammarico.
Ma non ebbe tempo di rammaricarsi a lungo.