giovedì 23 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (36)

 Con gli occhi pieni di lacrime, Luciano gli chiese: "e adesso? come faremo ad andare? mi fa male il ginocchio".
"Staremo qui fino a quando ti sentirai meglio, poi andremo" gli rispose Aristide con un sospiro.
Le nuvole correvano nel cielo, si sovrapponevano, diventando più scure.
Aristide sospirò una seconda volta, stava arrivando la pioggia e loro si sarebbero inzuppati ben bene.
Luciano lo guardò afflitto, temeva che Aristide lo avrebbe rimproverato perché non era stato attento e, facendosi male, avrebbe ritardato il viaggio.
Ma Aristide sorrideva.
Sorrideva perché aveva inteso, se pur confusamente, che lo stare più a lungo del previsto su quel pianoro andava bene. Mica era capace di fare grandi e profondi ragionamenti, infatti non dimentichiamoci che Aristide era un asino, ma aveva capito che tutto quello che succedeva non succedeva per caso, perché tutto aveva un senso. Un senso che lui non capiva ancora ma che una volta raggiunta la fattoria sulla montagna avrebbe capito di sicuro.
Gli ritornò alla mente quello che gli avevano chiesto gli asini delle montagne, quella sera sotto la tettoia; quella domanda che lo aveva scosso, lasciandolo incapace di rispondere.

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