"Dov'è la mamma?"
Per la prima volta, da che lo conosceva, Aristide aveva sentito Luciano pronunciare il termine mamma.
Rimase per un po' in silenzio e poi gli disse:" dimmelo tu, che lo sai".
Ma già Luciano si era riaddormentato.
Aristide gli si accoccolò vicino, quasi a fargli da barriera, col suo corpo, verso l'apertura della piccola grotta, da dove entravano folate di aria fredda.
Il suo cervello si rifiutava di collaborare perché non sapeva come incastrare tutte le cose che gli erano successe con le cose che gli stavano accadendo ora.
Aveva fame.
Del resto lui aveva sempre avuto fame.
Forse da piccolo no, ma da quando era diventato grande, sì.
Era sempre stato insoddisfatto ma non avrebbe saputo dire cosa avrebbe potuto dargli soddisfazione, fino al momento dell'incontro con gli asini delle montagne.
C'era stato un prima e, con quell'incontro, un dopo. Come se fosse cambiato lo scenario in cui muoversi.
Dunque, se quei somari non si fossero presentati là, quella sera, probabilmente lui sarebbe stato ancora nella sua fattoria, a rimpinzarsi con il buon fieno e ad essere riparato dal vento gelato.
Ma non avrebbe visto la LUCE.