venerdì 29 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (41)

 "Dov'è la mamma?"
Per la prima volta, da che lo conosceva, Aristide aveva sentito Luciano pronunciare il termine mamma.
Rimase per un po' in silenzio e poi gli disse:" dimmelo tu, che lo sai".
Ma già Luciano si era riaddormentato.
Aristide gli si accoccolò vicino, quasi a fargli da barriera, col suo corpo, verso l'apertura della piccola grotta, da dove entravano folate di aria fredda.
Il suo cervello si rifiutava di collaborare perché non sapeva come incastrare tutte le cose che gli erano successe con le cose che gli stavano accadendo ora.
Aveva fame.
Del resto lui aveva sempre avuto fame.
Forse da piccolo no, ma da quando era diventato grande, sì.
Era sempre stato insoddisfatto ma non avrebbe saputo dire cosa avrebbe potuto dargli soddisfazione, fino al momento dell'incontro con gli asini delle montagne.
C'era stato un prima e, con quell'incontro, un dopo. Come se fosse cambiato lo scenario in cui muoversi.
Dunque, se quei somari non si fossero presentati là, quella sera, probabilmente lui sarebbe stato ancora nella sua fattoria, a rimpinzarsi con il buon fieno e ad essere riparato dal vento gelato.
Ma non avrebbe visto la LUCE.

lunedì 18 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (40)

 C'era una rientranza nella roccia, una piccola caverna, stretta ma riparata dal vento e dalla pioggia.
"Vieni Luciano, qualche passo ancora, vieni che ci si può riparare"
Poco dopo si sdraiarono vicini, al riparo dalle intemperie, cercando di scaldarsi, mentre dalle loro schiene cominciava ad innalzarsi una nebbiolina leggera, l'acqua della quale erano fradici stava evaporando.
E così rimasero, tutta la sera e tutta la notte, fino ad un'alba incerta.
"Non sono più un giovanotto" sospirò Aristide non appena cercò di rialzarsi: gli faceva male dappertutto.
Non voleva svegliare Luciano, il piccolo somarello stava sognando e sorrideva nel sonno.
Uscì dalla grotticella senza far rumore tranne quello delle sue giunture scricchiolanti.
Là, dove nasceva il sole, c'era uno spesso strato di nuvole mentre il resto del cielo era limpido, quasi trasparente.
E menomale che erano riusciti ad asciugarsi altrimenti con quest'aria fredda si sarebbero presi un malanno.
Si guardò intorno, girando verso la parte da cui erano giunti il pomeriggio precedente e non vide altro che rade erbette e larghe pozzanghere.
Sentì muoversi Luciano e lo raggiunge rapidamente perché voleva chiedergli se era in grado di rimettersi in cammino, ma gli bastò guardarlo per capire che non ce l'avrebbe fatta.
Aveva gli occhi che ardevano di febbre.

venerdì 8 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (39)

 E nemmeno se ne era accorto, a differenza di tutti gli altri abitanti della fattoria che, incuriositi da quel gioioso nitrito erano usciti a frotte per incontrare un cavallo e si erano trovati davanti solo Aristide il quale se ne stava impalato sotto la tettoia con un sorriso sul muso e con gli occhi chiusi.
Questo ricordo s'interruppe bruscamente quando le prime fredde gocce di pioggia toccarono le sue orecchie.
"Riesci a camminare? chiese a Luciano mentre la pioggia infittiva.
"Ci provo" 
Lentamente si avviarono verso la parete rocciosa in lontananza e la speranza che tra quelle rocce si aprisse una caverna era il desiderio che riempiva il cuore ad entrambi i somari.
Ma l'unica cosa certa era che si stavano inzuppando per bene in quanto pioveva forte e il vento era pungente e freddo.
Gli zoccoli cominciarono ad affondare nell'erba fradicia e nel muschio scivoloso.
E se Aristide faceva fatica, per Luciano il camminare era anche doloroso oltre che faticoso.
E arrivarono alla fine del pianoro: nessuna caverna, nessun riparo, solo roccia compatta e un sentiero che s'inerpicava sul fianco della montagna.
"Non ce la faccio a salire lì" Luciano piangeva e sebbene anche Aristide si sentisse sconfortato, mosse qualche passo sul sentiero.

lunedì 4 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (38)

 Ricordava tutto.
Tutto di quella sera e della notte passata in compagnia degli asini della montagna.  Silenziosi e sorridenti avevano perfino ringraziato per lo scarso pasto dato loro ed erano rimasti con lui, pacifici, senza ulteriori domande quando si era messo a piangere.
Gli si erano stretti vicino quando, stanchissimo come se avesse lavorato duramente tutto il giorno, si era accovacciato a terra.
Forse si era appisolato o forse no, ma ricordava il grande silenzio che si era fatto sotto la tettoia. Né vento, né pioggia, solo un grande silenzio; nemmeno la luna, nascosta dietro le nuvole, la illuminava.
Buio e silenzio.
E in quel momento aveva visto e il suo cuore aveva udito.
Una LUCE bellissima, che non avrebbe potuto raccontare nemmeno in un milione d'anni, lo aveva avvolto e gli aveva detto al cuore: "vieni" e lui aveva risposto: "sì"
Aveva dormito poi?
Non lo sapeva, questo non lo sapeva.
Era stato un sogno? 
Nemmeno questo sapeva ma di sicuro non sarebbe mai stato in grado di sognare una cosa così.
All'alba sotto la tettoia c'era solo lui, gli asini della montagna se ne erano andati lasciandogli un piccolo stelo di frumento dietro ad un orecchio.
La felicità del suo cuore era così grande, così straordinaria, che proruppe in un sonoro raglio.
Solo che invece di una ragliata, dalla sua bocca uscì un grande, robusto, prolungato nitrito.