lunedì 18 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (40)

 C'era una rientranza nella roccia, una piccola caverna, stretta ma riparata dal vento e dalla pioggia.
"Vieni Luciano, qualche passo ancora, vieni che ci si può riparare"
Poco dopo si sdraiarono vicini, al riparo dalle intemperie, cercando di scaldarsi, mentre dalle loro schiene cominciava ad innalzarsi una nebbiolina leggera, l'acqua della quale erano fradici stava evaporando.
E così rimasero, tutta la sera e tutta la notte, fino ad un'alba incerta.
"Non sono più un giovanotto" sospirò Aristide non appena cercò di rialzarsi: gli faceva male dappertutto.
Non voleva svegliare Luciano, il piccolo somarello stava sognando e sorrideva nel sonno.
Uscì dalla grotticella senza far rumore tranne quello delle sue giunture scricchiolanti.
Là, dove nasceva il sole, c'era uno spesso strato di nuvole mentre il resto del cielo era limpido, quasi trasparente.
E menomale che erano riusciti ad asciugarsi altrimenti con quest'aria fredda si sarebbero presi un malanno.
Si guardò intorno, girando verso la parte da cui erano giunti il pomeriggio precedente e non vide altro che rade erbette e larghe pozzanghere.
Sentì muoversi Luciano e lo raggiunge rapidamente perché voleva chiedergli se era in grado di rimettersi in cammino, ma gli bastò guardarlo per capire che non ce l'avrebbe fatta.
Aveva gli occhi che ardevano di febbre.

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