martedì 22 settembre 2015

Identità

Ho letto di un fatto successo a Jean-Paul Sartre mentre era in ospedale con una gamba rotta dopo una caduta in montagna e un suo amico gli ha chiesto perchè non aveva preso una guida.
La risposta di Sartre è stata: ma tu mi vedi con una guida?
Alla negazione dell'amico mi sono chiesta come e quanto la natura di un personaggio, il suo carattere, la sua "identità" limita le sue possibilità, in questo caso nel farsi accompagnare da una guida, ma in genere non concede di fatto una possibilità che solo in astratto rientra nelle possibilità previste dall'orizzonte della libertà.
L'identità, quindi, può diventare il vincolo dei vincoli che restringe a tal punto lo spazio della libertà da renderla il più delle volte un'ipotesi puramente teorica?

giovedì 17 settembre 2015

Pensare con il corpo

La persona in crisi, e si potrebbe considerare la malattia crisi per eccellenza, ha perso i suoi riferimenti e non lo sa, è confusa dal suo stesso disagio. Disagio che la malattia incorpora nel suo apparente non senso. Spesso il senso non è chiaro, non è cosciente, ma se riuscissimo a dirci: abbi fiducia che c'è un senso, vivitela e vedi dove ti porta, la malattia ci porterebbe probabilmente in contatto con una più reale immagine di noi. 
Quando il senso di una malattia viene rifiutato e il disagio è stato proiettato sul sintomo, espellendolo, s'induce il corpo a rilanciare il messaggio con un altro sintomo o a portarci in depressione.
La nostra medicina è l'espressione di una cultura che non sa distinguere la forma dal contenuto, i sintomi dalla malattia.
Non possiamo chiederle di dare alla nostra vita il significato di cui ha bisogno.
(Liberamente tratto da: Pensare col corpo di Speciani e Tolja)