Luciano gli trotterellava a fianco silenzioso, quasi avesse inteso la fatica di Aristide.
Camminarono un bel po', in quella mattinata piena di sole e di aria frizzante.
"Sono stanco" a queste parole dell'asinello, i piedi di Aristide si fermarono subito.
"Certo, andiamo a mangiare e poi ci riposiamo un po'" sorrise il somaro e, guardandosi intorno, vide che l'erba era più rada del giorno precedente e in qualche punto cominciava ad ingiallire.
I timori del mattino gli si ripresentarono in blocco: stava arrivando l'inverno e si rese conto che non aveva mai avuto bisogno di pensare a come procurarsi il cibo perché aveva sempre trovato il fieno profumato ad attenderlo.
"Dai, mangia" disse quasi gridando a Luciano, che lo guardò sorpreso.
Aveva avuto paura di non aver cibo a sufficienza nel futuro? Per questo aveva gridato?
Ma chi conosce il futuro?
Pascolarono a lungo, spostandosi verso l'erba migliore.
Mentre loro mangiano andiamo a vedere cosa succede nella fattoria in pianura.
C'è una discussione, gli animali sembrano infervorati. La vecchia asina che abbiamo incontrato all'inizio di questa storia guarda, scuotendo la testa, Orenzio che sta cercando di convincere lei e gli altri somari, che Aristide non è altro che un fannullone che se l'è squagliata visto il periodo di grande lavoro nei campi.
"Certo, per cosa d'altro se ne è andato Aristide? Vedrete che tra qualche settimana, o forse prima, se ne tornerà indietro con la coda tra le gambe, pieno di fame e spelacchiato. Magari gli servirà da lezione" conclude Orenzio sbuffando.
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