Perché scrivo?
Perché non riesco a farne a meno, come se altre persone potessero trovare interessanti i miei enunciati, le mie singole parole.
Tutto in solitudine, ma senza di essa come raccontare le cose? Non si può.
Un tempo che sembra vuoto, inutile, è necessario per vivere e per scegliere.
Il senso d'inutilità che esiste in me non è legato ad una finitezza temporale, esiste da quando io so di esistere, forse anche da prima.
In certi spazi non esiste il tempo come viene inteso di solito anzi, né spazio né tempo, solo un prolungarsi infinito di un qualcosa.
Adesso sto vivendo un tempo di irritazione e di incapacità di reazione, vivo situazioni ingarbugliate alle quali non so dare, né scorgere, soluzioni.
Come lo chiederei volentieri il perché di questa situazione grigiastra, della quale non avverto né capo né coda. Non lo faccio anche se la mia attenzione è dolorosamente ancorata lì.