venerdì 19 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (45)

 "Il mio ginocchio sta bene, o forse non sta bene, ma mi fa meno male di prima, ma ho tanta fame" e mentre diceva così Luciano si alzò e si mise a girare in tondo perché lo spazio disponibile era veramente poco.
Quella della fame era una cosa difficile da affrontare, nemmeno Aristide aveva idea di come parlarne al piccolo, visto che pure lui era affamato.
Fuori, una lama di luce si apriva nel cielo, aveva smesso di piovere e le nuvole si stavano dissolvendo. Imbruniva e l'aria era fredda.
"Non c'è nulla da mangiare, fuori è tutto bagnato e freddo. Aspettiamo domani mattina quando usciremo per continuare il nostro viaggio e troveremo qualcosa da mangiare"
"Ma io ho fame adesso, non domani" con il musetto implorante Luciano lo guardava.
"Non so che dire" gli rispose Aristide "anche io ho fame ma non c'è nulla da mangiare.
Con gli occhi sgranati Luciano proseguì "anche tu hai fame? davvero? Allora va bene, aspetto domani. Ma quando arriva domani? Adesso? Io ho fame adesso!"
Aristide si stava innervosendo, già aveva fame per conto suo, ed or era come se avvertisse anche la fame di Luciano.
"Dormi Luciano, ora è buio. -domani quando ci sarà il sole sicuramente potrai mangiare".

venerdì 5 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (44)

 Ci si può innamorare di un qualcosa che è impossibile da raccontare? 
Che non si può nemmeno immaginare che esista prima di incontrarla?
Che quando la si è vista tutto il resto passa in secondo piano?
Aristide sorrise a quel ricordo e, mentre sorrideva, non si accorgeva nemmeno del vento freddo che lo intirizziva tutto e non si accorgeva nemmeno della fame che gli stringeva lo stomaco.
Si riscosse solo quando Luciano si mosse e, aprendo gli occhi, gli sorrise. Non aveva più la febbre anche se il ginocchio era ancora gonfio.
Aveva anche smesso di piovere e il vento si era calmato.
Aristide sorrise, improvvisamente sereno ed appagato e, proprio in quel momento, un sonoro nitrito gli uscì dalle labbra.
Luciano lo guardò con gli occhi sgranati: "che bello! Fallo ancora, dai. Mi sembri un cavallo!"
Aristide, sicuro che non dipendesse da lui il fatto di nitrire, riempì per bene i polmoni e tutto quello che uscì fu una grande ragliata. No, infatti non dipendeva da lui il poter nitrire, era un asino e come tale ragliava.
Certo, non capiva perché a volte nitriva quindi non avrebbe potuto spiegarlo a Luciano che lo guardava deluso. "Perché non hai nitrito? Era bello sentirti nitrire".
"Non mi riesce sempre di nitrire anzi, mi succede poche volte. Ma non ti occupare di questo, piuttosto dimmi come sta il tuo ginocchio".

giovedì 4 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (43)

 Sì, stava giusto pensando a quando era partito dalla fattoria in pianura.
Come gli mancava ora!
Ma gli mancava la fattoria oppure gli mancavano gli altri animali che ci vivevano?
Niente di tutto questo.
Se si eccettua l'affetto che provava per quella vecchia asina, Leontina, tutto il resto gli era indifferente.
Ma, esitando, dovette ammettere che gli mancava qualcosa.
Sì, gli mancava il suo benessere, a quello era attaccato. Lo stare in salute, sazio di cibo, al caldo, indipendentemente da dove, ecco, quello sì che gli mancava.
E tanto.
Ripensò agli asini delle montagne: erano sparuti, magri, con gli zoccoli rovinati.
Nulla faceva pensare che potessero essere felici.
Eppure erano felici. Senza alcun dubbio erano felici.
Si era forse lasciato abbindolare dai loro sorrisi, che sembravano veri ma che erano falsi?
Con fatica si rispose di no.
La decisione di partire verso la fattoria della montagna l'aveva presa dopo aver visto la LUCE, non prima. O forse la decisione non l'aveva presa dopo ma durante, nell'esatto momento nel quale l'aveva vista.
Si era innamorato.

martedì 2 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (42)

 Ma ora era qui.
In questo antro pieno di spifferi, con il cielo che andava sempre più annuvolando e, soprattutto, con un piccolo somarello ferito.
Il cuore di Aristide piangeva sì, ma si stava pure arrabbiando.
Lui si era fidato, si era fidato della LUCE.
Ecco, l'aveva detto. Aveva giocato tutto sulla LUCE.
La fattoria in pianura, il benessere che aveva, cibo quanto e come ne voleva.
Una stalla calda e piena di paglia per dormire durante la notte.
Era partito felice, sicuro di stare meglio, pensava di aver finalmente trovato quello che, senza sapere di volerlo, desiderava da sempre.
Amicizia e pace del cuore.
Si fermò stupito dai suoi stessi pensieri.
L'amicizia c'era, con Luciano ora, e poi magari anche con gli altri abitanti della fattoria della montagna.
La pace nel cuore l'aveva quando era partito, ne aveva così tanta fino a farlo nitrire, altro che ragliare.
Ma ora?
Il vento era diventato continuo, forte. Si sentiva un fianco tutto gelato ma non voleva spostarsi per non far prendere freddo a Luciano che continuava a dormire.
Con cautela si girò sull'altro fianco e rabbrividì.
Dov'era rimasto?