Anzi, manco c'era entrato l'ha dentro.
Il bosco era sconosciuto a tutti. Lui, come gli altri, si fermava ai margini, attendeva il carico di legna e poi tornava alla fattoria.
Ma Aristide non era andato verso il bosco, infatti gli sembrava di ricordare che aveva preso la strada che saliva verso le colline e che poi proseguiva verso le montagne.
Scosse la testa infastidito dal ricordo di quel somaro e uscì dalla stalla per andare a brucare nel prato.
Aristide e Luciano intanto precorrevano il piccolo sentiero che saliva verso le montagne. Luciano come aveva fatto il giorno precedente, correva avanti e indietro sui prati, inseguendo farfalle e brucando qua e là l'erba fresca.
Il sole splendeva ma Aristide era pensieroso per cui, a volte, rispondeva distrattamente al piccolo compagno di viaggio che gli mostrava qualche suo tesoro. "Guarda che bel sassolino che ho trovato" oppure "la luna? c'è il sole e c'è la luna insieme? Come mai?" e Aristide non rispondeva subito, assorto in un pensiero difficile e pungente.
Gli ritornavano alla mente le parole di Orenzio, il grosso e panciuto somaro, e le ricordava con precisione "sì, per un po'potrebbe anche darsi che sia bello vivere a contatto con la natura, mangiando rare erbette purificatrici. Ma dopo? Quando viene l'inverno? Cosa si fa?"
Queste frasi gli scavavano dentro e lo rendevano timoroso. Timore per lui ma soprattutto per Luciano, così piccolo ancora.
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