sabato 7 febbraio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (18)

 Aprì gli occhi ad Aristide e lui vide una capanna di rami e foglie vicino ad una limpida pozza d'acqua.
"Sei stata tu LUCE, vero, ad indicarmi questo? Sei incredibilmente rapida" Aristide sorrise. La LUCE aveva sentito il suo bisogno e gli aveva mostrato il modo per risolverlo.
"Vieni qui, Luciano, c'è dell'acqua buona ed una bella capanna, vieni!"
Al piccolo si chiudevano gli occhi dopo aver mangiato il trifoglio e aver bevuto l'acqua limpida. Si era raggomitolato sul fondo della capanna, sul fieno che emanava ancora l'odore dell'estate.
Aristide lo guardava con tenerezza e poco dopo chiudeva anche lui gli occhi e scivolava in un sonno profondo.
I sogni arrivarono subito.
Lo volevano ingabbiare; qualcuno voleva, con determinazione, prenderlo e metterlo in una gabbia.
Ma questo qualcuno non riusciva a toccarlo, non poteva toccarlo, come se ci fosse una forza sconosciuta che faceva da barriera; uno strato a lui invisibile che faceva a loro paura.
Aristide si risvegliò tremando.
L'aria attorno a lui era quieta, non si udivano né grilli né cicale e il buio era alleggerito dalla luminosità delle stelle che occhieggiavano tra le frasche del tetto della capanna,
Il piccolo Luciano dormiva tranquillo, sempre raggomitolato ed ogni tanto era come se sorridesse.
L'alba era ancora lontana e Aristide non voleva riaddormentarsi per timore che il sogno ritornasse. Cercava di calmarsi, di deviare il pensiero, ma la sensazione di pericolo non lo abbandonava. 
Mica avrebbe potuto stare sempre sveglio per tutte le notti a venire, si disse ad un certo punto, per il timore di fare ancora quel sogno orribile.
O c'era qualcos'altro?

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