Qualcuno tra noi si mette a ridere con lui, divertito dal suo comportamento e dalla sua semplicità e allegria. Qualcun' altro, arrabbiato perché gli sembra di perdere tempo, lo apostrofa duramente: "ma allora ci stai prendendo in giro! Cosa vai dicendo a tutti? Racconti di un posto meraviglioso e quando ti si chiede di affrettare il passo per giungere prima ti metti a ridere. Cerca di essere più serio e facci toccare con mano questa fattoria, altrimenti lasciaci ai nostri lavori che abbiamo tralasciato solo per vedere uno stupido somaro rotolarsi nell'erba. Ormai la nostra pazienza è al limite. Parli per enigmi, non ti si capisce. Sei folle. Comunque ti diamo un'altra possibilità, ma ricorda che è l'ultima. Dì un po', se questa fattoria è meravigliosa, come fa ad essere diroccata?"
Aristide, ancora scosso da echi di risa, cerca di mettersi in piedi ma non riesce a togliersi quell'aria divertita che ha fatto tanto arrabbiare qualcuno di noi.
Ci guarda da sotto in su, un po' intimidito dalla durezza di quelle parole, sembra considerarle con attenzione, soppesarle, decidere cosa fare e dice: "mi spiace, mi spiace davvero, ma c'è poco da capire. E' così. E' una splendida e ricchissima fattoria, piena di ogni genere di consolazioni, con muri di diamante purissimo e solidi basamenti, dodici per l'esattezza.
C'è sempre luce e non si soffre mai né per il caldo né per il freddo né per la fame. si canta e si balla tutto il giorno e si ride e si suona e tutti sono felici e - mentre cominciano a cadere dei grosso lacrimoni sul trifoglio - nessuno piange. Mai"
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