giovedì 29 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (13)

 Ma chi è, cos'è questa LUCE?
Chi l'ha vista?
Non c'è criterio, un ordine logico. Ammettiamo pure, per un istante eh, che questa LUCE esista, ammettiamolo pure, ma in base a cosa si mostra ad alcuni e ad altri no? Qual è la motivazione delle sue scelte?
E poi, chi sceglie? Vecchi asini imbranati, giovani fannulloni e cuccioli.
E dove li porta?
A prendere freddo ed acqua, neve, vento e gelo in ruderi pieni di spifferi e, senza il minimo rispetto, li fa lavorare giorno e notte! E poi, se è vero che esiste, potrebbe anche mostrarsi in tutta la sua magnificenza, o no?" E la voce, che è andata crescendo di tono, raggiunge ora un'alta nota di trionfo, prima di spegnersi in una risatina ironica.
Che giramento di testa! Chi ci capisce qualcosa? Dov'è il vero?
Possibile che la verità stia nel mezzo? E come può esserci un "mezzo" tra queste due versioni? Sono incompatibili tra loro.
Qui si deve scegliere, o l'una o l'altra. Non si possono unire due versioni così dissimili. O si crede totalmente all'una o si crede altrettanto totalmente all'altra.
Che ne dite? proviamo?

mercoledì 28 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (12)

 E il vecchissimo somaro ribatte: "Già, e poi viene a mangiare da noi. E' innocuo, ma non lavora. Perché è al mondo allora? Non serve a niente. La sua è una gran brutta razza. Si sta estinguendo, è vero, ma ogni tanto ne spunta fuori qualcuno come lui che crede di avere diritto di mangiare e bere sulle spalle degli altri in nome della LUCE. Ne ho sentite tante nella mia vita. Ho incontrato tanti asini che dicevano di aver conosciuto qualcuno che aveva visto la LUCE e, un paio di volte, ho conosciuto personalmente chi diceva di averla vista.
E una volta anch'io ho creduto a quello che dicevano.
Ho creduto. Sono salito anch'io, mi sono avvicinato ad una fattoria sulla montagna.
No, non sono entrato, perché mi sono reso conto, lucidamente, che era impossibile che quelle vecchie mura, alte ed antiche, potessero racchiudere nel loro interno la LUCE.
Ricordo bene che esisteva una porta sola e per entrare dovevi chinarti perché l'architrave era molto bassa. Dall'esterno non si vedevano altre aperture e perciò per entrare bisognava abbassarsi e passare solo da quella porta.
Sono rimasto per molto tempo fuori, vicino alla porta, aspettando che qualcuno uscisse per farmi raccontare cosa ci fosse nel suo interno, come si viveva, quali fossero i sentimenti che animavano il luogo.
E ho visto asini cadere mentre attraversavano quella porta. Ho visto sanguinare ginocchia e quando dicevo, e lo dicevo a molti, che sarebbe stato meglio cambiare quell'apertura e crearne un'altra, più alta e comoda, sono stato guardato con compassione da alcuni e con stupore da altri.
Mi dicevano che non si poteva cambiare perché era stato stabilito così dalla LUCE, e chi voleva entrare avrebbe dovuto abbassarsi e passare solo attraverso quella porta perché non avrebbero potuto essercene altre.
Capite ora la stupidità di tutta la storia?
Continuare ad abbassarsi invece di alzare l'architrave.
Ho chiesto spiegazioni riguardo ad altri particolari ma la risposta è sempre stata quella, vale a dire che era desiderio della LUCE  che ci fosse quella cosa o che non ci fosse. Sempre e solo questa LUCE."

martedì 27 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (11)

 E adesso? Cosa facciamo?
Fa uno strano effetto vedere piangere un somaro. Rabbia e tenerezza insieme. 
Rabbia perché non si conosce il motivo del suo pianto. Un somaro grande e grosso che piange! Non è possibile! Soffrono anche i somari?
Tenerezza perché è così indifeso e patetico con quei grossi lucciconi sulle ciglia. 
Ma come si può consolare un somaro? 
Da quando siamo usciti dalla fattoria questa è la prima volta che ci sentiamo disarmati.
Povero somaro.
D'altra parte non ha ancora risposto alla nostra domanda: com'è possibile che questa fattoria meravigliosa sia diroccata?
Il più piccolo tra noi interviene dicendo: "Dai Aristide, non piangere, altrimenti mi metto a piangere anch'io". Aristide guarda il musetto del piccolo somarello che ha parlato e scuotendo le lunghe orecchie dice: "Sì, avete ragione. Io non ho mai visto questa fattoria, non la conosco. So che ora appare distrutta o, meglio, piena di crepe e di fessure nelle quali l'aria può circolare liberamente e, se questo può essere piacevole durante le calde giornate estive, certamente non lo è nelle lunghe notti invernali. Ma vi dico un' altra cosa; lassù il tempo non esiste e un giorno quella fattoria sarà piena di luce e sigillata e nessuno potrà più entrarci.
Ora possono entrate tutti, tutti quelli che lo desiderano, che desiderano abitare in essa, nella luce. Ma bisogna scegliere subito, non si può attendere. Bisogna scegliere se volerci abitare o no, perché noi non conosciamo né il giorno né l'ora nella quale questa fattoria verrà sigillata. Ma quando verrà sigillata il tempo cesserà di essere e chi sarà entrato in essa e avrà deciso di rimanervi, vi rimarrà per sempre. Tutte le cose oscure saranno chiare e il dolore sarà eliminato completamente. Basta credere che questo avvenga già da ora e questo in realtà avviene"
"E' pazzo! Che dite? pensate che sia innocuo oppure sarebbe meglio rinchiuderlo da qualche parte?"
"Metterlo a lavorare, ecco cosa sarebbe meglio! Non fa niente tutto il giorno, per forza che fantastica in questo modo. Provate ad attaccarlo al carro, fategli sentire il fischio rabbioso dello scudiscio. Cambierà, oh ve lo assicuro, cambierà". 
Chi ha parlato è un vecchissimo somaro dalla pelle flaccida che arrancava dietro al gruppo, fermandosi spesso per masticare con rabbia dell'erba ispida.
Qualcuno annuisce, alcuni lo guardano perplessi non sapendo cosa decidere e altri, pochi, scuotono la testa dicendo: " anche se fosse pazzo, lasciatelo libero. E' innocuo, non farebbe del male neppure ad una mosca. Lasciatelo pure fantasticare."

lunedì 26 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (10)

  Qualcuno tra noi si mette a ridere con lui, divertito dal suo comportamento e dalla sua semplicità e allegria. Qualcun' altro, arrabbiato perché gli sembra di perdere tempo, lo apostrofa duramente: "ma allora ci stai prendendo in giro! Cosa vai dicendo a tutti? Racconti di un posto meraviglioso e quando ti si chiede di affrettare il passo per giungere prima ti metti a ridere. Cerca di essere più serio e facci toccare con mano questa fattoria, altrimenti lasciaci ai nostri lavori che abbiamo tralasciato solo per vedere uno stupido somaro rotolarsi nell'erba. Ormai  la nostra pazienza è al limite. Parli per enigmi, non ti si capisce. Sei folle. Comunque ti diamo un'altra possibilità, ma ricorda che è l'ultima. Dì un po', se questa fattoria è meravigliosa, come fa ad essere diroccata?"
Aristide, ancora scosso da echi di risa, cerca di mettersi in piedi ma non riesce a togliersi quell'aria divertita che ha fatto tanto arrabbiare qualcuno di noi.
Ci guarda da sotto in su, un po' intimidito dalla durezza di quelle parole, sembra considerarle con attenzione, soppesarle, decidere cosa fare e dice: "mi spiace, mi spiace davvero, ma c'è poco da capire. E' così. E' una splendida e ricchissima fattoria, piena di ogni genere di consolazioni, con muri di diamante purissimo e solidi basamenti, dodici per l'esattezza.
C'è sempre luce e non si soffre mai né per il caldo né per il freddo né per la fame. si canta e si balla tutto il giorno e si ride e si suona e tutti sono felici e - mentre cominciano a cadere dei grosso lacrimoni sul trifoglio - nessuno piange. Mai"

venerdì 23 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (9)

 Accidenti, qui bisogna proprio seguirlo per riuscire a capire qualcosa. 
Felice, è felice di sicuro, il suo sorriso è reale e profondo e ci invoglia ad approfondire la questione, però che schifo di erba!
Molto meglio quella di pianura, ricca d'acqua e grassa.
Chissà perché ha abbandonato quella fattoria, non è brutta, anzi è in una bella posizione, circondata da campi e da canali.
Mah, stiamo a vedere cosa combina.
"Non avete fame?" chiede stupito Aristide, come risvegliato da un sonno profondo "scusatemi sono proprio un pessimo somaro, non faccio nulla per mettervi a vostro agio. Andiamo più avanti, mi sembra di aver visto del trifoglio, forse lo gradite di più di quest'erba".
Accipicchia, allora non è che non aveva visto il trifoglio più avanti.
L'aveva visto, ma non ha voluto andarci.
Aveva ragione la vecchia asina quando diceva che si faceva soffiare via il trifoglio migliore senza fare una piega!
"Dì un po'Aristide, è lontano il posto dove vuoi andare? Ci si arriva prima di sera?  
O dovremo passare la notte fuori? Comincia a fare fresco durante la notte."
"Avete fretta? Dove pensate di arrivare correndo? Gustatevi piuttosto questo paesaggio, questo splendido mezzogiorno, quest'aria profumata. Magari fra poco il tempo cambierà e rimpiangerete di non aver gustato quest'ora così bella"
Mhmm, stiamo facendo la figura degli sciocchi. "Beh, sai com'è. vorremmo vedere subito quella fattoria così strana".
A questo punto Aristide, che aveva già una luce divertita negli occhi tondi, scoppia in un grosso raglio o, meglio, scoppia in una lunga, festosa, sonora ragliata. Gli si piegano le ginocchia per i lunghi sussulti che lo scuotono tutto e si rotola nell'erbetta fresca sotto gli alberi.
"Oh, che ridere" e tartagliando ed ansimando parecchio per la mancanza d'aria nei polmoni continua "sì, ... certo e non vedreste ... altro che ... una... una vecchia e diroccata ... fatt... fattoria".

mercoledì 21 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (8)

 Quasi scusandosi con gli occhi per averci trattato un po' rudemente, ci precede verso una zona ombreggiata da alcuni tigli.
Un lieve profumo è nell'aria calda e assolata di uno splendido mezzogiorno.
"Sembra ancora estate" mormora piano.
"Invece è autunno e fra poco sarà inverno: Dì noi Aristide, nel posto dove stai andando ci sarà da mangiare a sufficienza? Vivere, bisogna vivere e sai bene anche tu che noi asini dobbiamo mangiare. Ti chiediamo questo perché ci è stato detto che lassù, nel posto dove intendi recarti, c'è sempre la luce, ma non c'è molto da mangiare! Infatti, se non sbagliamo, tu hai conosciuto gli abitanti di quella fattoria proprio quando sono venuti in pianura alla ricerca di cibo."
"Benedetta sia quella fame che li ha spinti giù nella vallata " risponde " in questo modo ho potuto conoscerli ed ora sono pieno di gioia.
Non so se ci sarà da mangiare in abbondanza, ma comunque quello che ci sarà, sarà per tutti. Se sarà poco, tutti ne avranno poco, se sarà molto, tutti mangeranno in abbondanza rispetto ai loro bisogni.
Vedete amici, se ad uno necessita di poco cibo per sostentarsi, è giusto che mangi poco; non perché il piatto del suo vicino è più pieno del suo ne voglia anche lui così tanto. Non gli serve. E se il cibo è poco è giusto che tutti ne abbiano poco, ma sempre più ne va dato a chi ha più fame e necessita di più nutrimento. Non vi pare?"e con un altro sorriso si ferma e comincia a brucare distrattamente l'erba.
Mangia proprio la prima erba che si è trovato sotto il naso. Non fa nemmeno un passo più avanti per vedere se ce n'è di migliore! Forse è davvero rimbambito. Bruca piano, assorto in un intimo pensiero che lo fa sorridere al vento.
sicuramente non starà sorridendo per l'erba che sta mangiando perché non è davvero buona. E' proprio un asino dagli strani gusti.

lunedì 19 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (7)

 Già, proprio vero.
Tutti, e dico tutti, quelli che hanno visto la LUCE sono stati o molto amati o molto odiati. Desiderati da alcuni, cacciati da altri. ricoperti di doni, spogliati da ogni loro avere. Chissà!?"
E con un sospiro e una nota interrogativa nella voce, la vecchia asina ci saluta chinando lievemente la testa.
Caspita, il mistero s'infittisce, non ci rimane che chiedere qualche spiegazione al diretto interessato, sperando di ricavare qualcosa di più solido di un ragno.
Ma Aristide non c'è. E' sparito e chissà dove si sarà cacciato.
Magari vuol farsi desiderare e allora starà giocando a nascondino.
Proviamo ad uscire dalla fattoria e, dato che non è in grado di volare, avrà sicuramente infilato la strada.
Uhm, cosa piace ai somari? La strada si divide, una prosegue larga e maestosa e si perde nell'opulenza dei campi fiancheggiati da pioppi e canali; l'altra si restringe e si snoda su morbide colline, seguendo le ondulazioni.
Prendiamo la strada stretta ed eccolo là, più avanti che sta procedendo tranquillo con il naso per aria ed ogni tanto gioca con le farfalle che gli svolazzano intorno.
E' proprio buffo.
Ancora un po' e poi ci siamo.
"Ciao" Aristide si gira stupito e ci regala un sorriso. Ciao" risponde.
"E' possibile fare la tua conoscenza? Vorremmo diventare tuoi amici! Ci hanno parlato di te in modi diversi. C'è chi dice che tu sia diventato rimbambito e chi dice che tu abbia visto la LUCE".
Aristide ci guarda fissamente poi, dopo un lungo silenzio, con voce dura ci chiede:" E cosa desiderate da me? Che cosa? Cosa volete sapere? Se ho visto la LUCE? Se sono rimbambito? Come potrei convincervi dell'una o dell'altra cosa? 
Se volete sapere dove vado non avete che da seguirmi, se volete venire con me, non abbiamo che da cominciare a camminare insieme. Se volete ridermi addosso, siete liberi di farlo. Se volete piangere, mi dispiace perché sono lacrime sprecate. Io vado in un posto dove non esiste il dolore, dove tutti cooperano con quello che possono fare e dove le tenebre non possono essere. Io vado e se volete venire con me sono lieto di fare la vostra conoscenza". Poi, con voce improvvisamente addolcita: "E' quasi mezzogiorno, siete stanchi? Ci vogliamo fermare un po' sotto quegli alberi?"


giovedì 15 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (6)

 Lui mi disse solo che aveva trovato lo scopo per la sua vita.
Onestamente lì per lì non feci caso alle sue parole in quanto già altre volte aveva manifestato concetti simili o, perlomeno, che a me sembravano simili.
Ma ricordo ora, solo ora, che non aveva mai avuto un sorriso di quel genere.
Dopo aver subito pesanti ironie ed essersi sgolato per difendere i suoi nuovi amici, "gli unici amici" diceva lui, divenne piuttosto irrequieto, non riusciva più a stare fermo, andava in un punto e dopo un po' ritornava a quello di partenza.
Si muoveva come un esagitato e, a chiedergli qualche cosa, su qualunque argomento, si rischiava o di essere presi a zoccolate oppure di essere accolti con un'attenzione e una premura notevoli.
Forse io ne parlo bene perché ho sempre pensato che Aristide fosse un pasticcione alle prese con il problema della vita e, tra le esuberanze adolescenziali ed un certo suo caratterino insofferente di restrizioni e doveri vari, mi chiedo come mai non ci abbia lasciato molto tempo fa. 
Eh sì, perché ora, anche se è qui non è più qui. Non appartiene più a questa fattoria, il suo cuore è da un'altra parte, in un altro luogo, forse sta vagando su plaghe sconosciute e sconfinate.
Lo invidio. E ne ho pena.
E' solo, sarà sempre solo, sempre più solo.
In qualunque posto vada, qualunque sia la fattoria scelta, lui vivrà con un sogno, con un'immagine, con un'idea. Vivrà per essa, ed essa sarà tutto per lui.
Povero Aristide.
Eppure lui è contento, è felice. Anche se lo prendono in giro e lo trattano piuttosto rudemente, non si arrabbia.
L'ho visto spesso ai bordi del campo, con gli occhi socchiusi e il naso per aria, lasciarsi soffiare via il trifoglio migliore senza fare una piega.
Oggi poi, con quel nitrito si è definitivamente staccato da noi.
Chissà cosa farà, sicuramente non avrà una vita facile.
Felice, serena, ma non facile. Provate un po' a pensare: chi sceglie di prendere, di accogliere nella propria fattoria un asino che ha come referenza la nota di una vita irregolare e sognatrice? Chi si prende un asino che ha la dote, splendida senza dubbio, ma così strana, di saper nitrire? Chi si prende un asino che ti guarda sorridendo ma che è impacciato e un po' pasticcione? Chi? 

mercoledì 14 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (5)

 Era l'imbrunire di una piovosa e triste giornata.
Tutti erano intenti alle loro piccole incombenze prima di cena e il rumore dei piccoli che si rincorrevano per la stalla dava una nota allegra ad una giornata malinconica.
Ricordo che Aristide se ne stava con il muso appoggiato fuori dalla finestra, incurante delle gocce di pioggia che gli ticchettavano sul naso, assorto in chissà quali pensieri.
Qualcosa o qualcuno ad un certo punto dovette attrarre la sua attenzione perché si scosse e andò a nascondersi dietro la mangiatoia.
Poco dopo udimmo un rumore di zoccoli ed un tocco live alla porta; andai ad aprire e mi trovai davanti una decina di occhi spalancati sopra a dei sorrisi timidi e sinceri.
Fummo salutati con molta gentilezza e alle nostre domande quegli asini risposero molto semplicemente che erano abitanti delle zone impervie e montuose situate più a nord.
Sinceramente, bastava guardarli per capire che non dovevano certo avere una vita facile, ma il loro sorriso, la loro serenità era così contagiosa che mi risolvetti ad invitarli dentro.
Beh, capirete, pioveva ed era ormai buio e loro non avevano un posto dove dormire.
Pensavo di fare una cosa gradita a tutti ma purtroppo ci fu chi si oppose e, a malincuore, dovetti accompagnarli sotto una tettoria dove c'era un po' di paglia e pochissimo fieno.
Quando tornai nella stalla, l'atmosfera era surriscaldata perché Aristide aveva detto che noi tutti eravamo dei senza cuore per lasciare che dormissero fuori al freddo e all'umido, ed era stato rimbeccato prontamente dal più anziano che gli aveva suggerito di seguirli se avesse voluto condividere con loro il freddo e l'umido.
Non per altro, ma per una buona dose d'orgoglio Aristide, dopo aver esitato un momento, prese la sua razione di biada e rabbrividendo leggermente uscì sbattendo forte gli zoccoli sul selciato.
Quello che successe là, sotto la tettoria, posso solo immaginarlo, comunque devo dire che il mattino successivo Aristide aveva due splendidi occhi brillanti, e non per la febbre come disse qualcuno.

lunedì 12 gennaio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (4)

Per forza, quelli lì superano sempre l'inverno perché trovano sempre, e dico sempre, qualcuno che dà loro da mangiare.
Idioti anche quelli che danno loro da mangiare! 
Ma che vadano a lavorare invece che pesare sulle spalle degli altri.
Sempre in giro con il naso per aria, mandando gridolini meravigliati verso ogni cosa che vedono.
Io sono una persona perbene e non voglio accusare nessuno, ma certa gente sarebbe proprio meglio toglierla di torno, anche perché potrebbe avere un effetto deleterio su altri.
E non hanno vergogna, dico io, non hanno vergogna a chiedere, a bussare alle porte della brava gente che ha lavorato tutto il giorno, mentre loro se ne stavano lì a guardare il cielo e a contemplare le acque. Che brutta razza.
Basta! Non fatemi più parlare, altrimenti ne sentireste delle belle" e il grosso e panciuto somaro se ne va, scalciando contro i sassi e borbottando sulla poca intelligenza dei suoi simili.
Tutto chiaro, no?
Abbiamo risolto la questione. L'asino è matto perché ha pensato di vivere mangiando poco e male e andando dagli altri a chiedere cibo quando ha molta fame.
O forse non è così?
Proviamo a sentire quella bella e vecchia asina che poco fa era ferma sul limitare del campo.
Dopo averci ascoltato, comincia a raccontare un po' titubante.
"Non andrete a raccontare in giro quello che ora vi dirò, vero? Non gli farete anche voi del male? Povero Aristide, se non gli volessi bene penserei proprio che è ammattito.
Eh sì, qui dentro lo capiscono proprio poco e onestamente non lo capisco molto neanche io. Dunque, c'è una vecchia leggenda - molto più vecchia di me - che dice che quando un asino è innamorato gli possono succedere cose diverse.
La leggenda racconta che alcuni asini riescono a volare, altri a parlare lingue diverse, altri a rimanere anche per lunghi periodi senza cibo e altri ancora a sopportare ogni genere di oppressione nei loro confronti.
Tutto questo accadrebbe, sempre secondo la leggenda, dopo aver visto la LUCE.
Che cosa sia questa LUCE nessuno è ancora riuscito a stabilirlo ed io penso che stabilirlo bisognerebbe vederla.
Ma tutti quelli che la vedono non sanno raccontare quello che vedono!
Non so quale incantesimo sia nascosto in questa LUCE, comunque deve essere grosso.
Ritornando al nostro Aristide, vi posso dire che è sempre stato un bravo asino, forse un po' più asino degli altri, nel senso che non ha mai avuto interessi grossi e reali tranne, forse, quello di mangiare con un po' di accanimento, perché non ha mai trovato altro che occupasse interamente la sua attenzione.
Già da tempo l'osservavo: prima scansafatiche e lazzarone, con improvvisi risvegli durante i quali lavorava per tre e quasi non mangiava poi, dopo l'incontro con alcuni asini delle montagne, decisamente più regolare, anche se con alcune incoerenze. In ogni caso per lui è stato molto importante l'incontro con gli asini solitari. Me lo ricordo come se fosse appena avvenuto,