martedì 14 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (33)

 E, forse cosa insolita per un somaro, ad Aristide venne in mente che avrebbero potuto esserci altre cose difficili da fare e allora si spaventò molto e cominciò a ragliare forte.
E mentre ragliava cominciò a piangere e mentre piangeva gli venne fame e mentre aveva fame si sentì solo e mentre si sentiva solo il sole tramontò definitivamente.
"E' quasi buio, dove andiamo a dormire?" Il piccolo Luciano guardava spaventato Aristide, non lo aveva mai visto così.
"Non lo so, non so più niente Luciano. Mi dispiace ma non so proprio cosa fare".
Allora Luciano sorrise "beh, sono contento che mi parli ancora. Prima mi sembrava che non sapevi che c'ero anch'io. Andiamo tra i cespugli, forse si potrà stare là".
E Aristide smise di ragliare. Smise di piangere e di avere fame. 
Non era solo.
I cespugli, fitti all'esterno, dentro erano più radi e i due somari vi s'infilarono strappandosi un po' il pelo.
Le stelle brillavano sopra le loro teste e l'aria era fredda, Luciano si rannicchiò contro il fianco di Aristide che così ora aveva una parte calda e una fredda perché si era messo controvento in modo da proteggere chi gli dormiva accanto.
"Perlomeno non piove" sorrise e fu l'ultima cosa che pensò prima di svegliarsi in un'alba fredda e nuvolosa.

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