lunedì 23 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (28)

 Fu una bella e strana serata: Luciano rannicchiato vicino ad Aristide su della paglia ammaccata, riparati entrambi dal vento freddo che aveva cominciato a soffiare, ascoltava un racconto che parlava di castelli, di luce di buon trifoglio.
Al mattino successivo, pioveva. Non una pioggerellina fine e fastidiosa come tante piogge d'autunno, pioveva forte.
Il cielo era scuro e compatto e sembrava raccontare di altre piogge nei giorni seguenti.
Ma gli asini hanno il concetto di tempo? Secondo mia nonna, sì.
Nel cortile dove lei abitava c'era una stalla con un asino che, appena prima dello scampanio del mezzogiorno, correva fuori dalla stessa e si sdraiava a terra, rotolandosi felice. e questo lo faceva tutti i giorni e in tutte le stagioni.
Quindi posso dire che Aristide, guardando il cielo, scosse la testa preoccupato, mica aveva l'ombrello, lui.
Decisero di stare nella grotta e le ore passavano lente e, quando ebbero fame, uscirono a mangiare la rada erbetta che ancora cresceva lì vicino.
E venne la notte e poi il giorno e poi la notte ancora e un altro giorno.
Sia la fame che pioggia non accennavano a diminuire.
Il terzo giorno splendeva il sole in un cielo terso ma tutto era freddo e inzuppato dalla pioggia dei giorni precedenti, anche la poca erba aveva perso il suo smalto.

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