venerdì 5 giugno 2026

Piccola storia di un asino innamorato (44)

 Ci si può innamorare di un qualcosa che è impossibile da raccontare? 
Che non si può nemmeno immaginare che esista prima di incontrarla?
Che quando la si è vista tutto il resto passa in secondo piano?
Aristide sorrise a quel ricordo e, mentre sorrideva, non si accorgeva nemmeno del vento freddo che lo intirizziva tutto e non si accorgeva nemmeno della fame che gli stringeva lo stomaco.
Si riscosse solo quando Luciano si mosse e, aprendo gli occhi, gli sorrise. Non aveva più la febbre anche se il ginocchio era ancora gonfio.
Aveva anche smesso di piovere e il vento si era calmato.
Aristide sorrise, improvvisamente sereno ed appagato e, proprio in quel momento, un sonoro nitrito gli uscì dalle labbra.
Luciano lo guardò con gli occhi sgranati: "che bello! Fallo ancora, dai. Mi sembri un cavallo!"
Aristide, sicuro che non dipendesse da lui il fatto di nitrire, riempì per bene i polmoni e tutto quello che uscì fu una grande ragliata. No, infatti non dipendeva da lui il poter nitrire, era un asino e come tale ragliava.
Certo, non capiva perché a volte nitriva quindi non avrebbe potuto spiegarlo a Luciano che lo guardava deluso. "Perché non hai nitrito? Era bello sentirti nitrire".
"Non mi riesce sempre di nitrire anzi, mi succede poche volte. Ma non ti occupare di questo, piuttosto dimmi come sta il tuo ginocchio".

Nessun commento:

Posta un commento