Aristide, sospirando perché pensava sempre a come avrebbe fatto a sfamarsi lui e il piccolo Luciano, uscì caracollando dalla grotta, subito seguito da Luciano che correva felice avanti e indietro.
Non c'era vento, i rami quasi spogli portavano le ultime foglie gialle e rosse, piene di piccole gocce d'acqua che brillavano al sole.
Il cielo, sgombro di nubi, era bellissimo, infatti persino un asino ne era rallegrato.
"Sono un idiota" si disse ad un certo punto Aristide. "Penso proprio di esserlo. E' meglio fermarci e valutare bene cosa è meglio fare"
E, come tutti i somari di questo mondo, si fermò di colpo, dando una sonora ragliata che colse di sorpresa Luciano, facendolo fermare stupito.
"Devo pensare, devo pensare, a come fare per trovare l'erba da mangiare. Non ho mai pensato a questo perché l'ho sempre trovata pronta davanti a me. Ed ora che non ne vedo davanti, come devo fare?"
Se ne stava lì fermo, piantato sulle sue gambe robuste e l'unica cosa che gli veniva in mente era che doveva pensare.
Un bel problema gli si presentava davanti!
Si sedette sconfortato, per subito rialzarsi: qualcosa lo aveva punto.
Un cardo. Un magnifico cardo. E non era da solo, c'erano decine di cardi lì intorno.
"Luciano, vieni qui presto! Si mangia!" gridò a pieni polmoni e, mentre mangiava si chiedeva come mai non li aveva visti prima.
Forse era così occupato a preoccuparsi che non era stato attento a quello a cui passava vicino