giovedì 26 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (29)

 Aristide, sospirando perché pensava sempre a come avrebbe fatto a sfamarsi lui e il piccolo Luciano, uscì caracollando dalla grotta, subito seguito da Luciano che correva felice avanti e indietro.
Non c'era vento, i rami quasi spogli portavano le ultime foglie gialle e rosse, piene di piccole gocce d'acqua che brillavano al sole.
Il cielo, sgombro di nubi, era bellissimo, infatti persino un asino ne era rallegrato.
"Sono un idiota" si disse ad un certo punto Aristide. "Penso proprio di esserlo. E' meglio fermarci e valutare bene cosa è meglio fare"
E, come tutti i somari di questo mondo, si fermò di colpo, dando una sonora ragliata che colse di sorpresa Luciano, facendolo fermare stupito.
"Devo pensare, devo pensare, a come fare per trovare l'erba da mangiare. Non ho mai pensato a questo perché l'ho sempre trovata pronta davanti a me. Ed ora che non ne vedo davanti, come devo fare?"
Se ne stava lì fermo, piantato sulle sue gambe robuste e l'unica cosa che gli veniva in mente era che doveva pensare.
Un bel problema gli si presentava davanti!
Si sedette sconfortato, per subito rialzarsi: qualcosa lo aveva punto.
Un cardo. Un magnifico cardo. E non era da solo, c'erano decine di cardi lì intorno.
"Luciano, vieni qui presto! Si mangia!" gridò a pieni polmoni e, mentre mangiava si chiedeva come mai non li aveva visti prima. 
Forse era così occupato a preoccuparsi che non era stato attento a quello a cui passava vicino

lunedì 23 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (28)

 Fu una bella e strana serata: Luciano rannicchiato vicino ad Aristide su della paglia ammaccata, riparati entrambi dal vento freddo che aveva cominciato a soffiare, ascoltava un racconto che parlava di castelli, di luce di buon trifoglio.
Al mattino successivo, pioveva. Non una pioggerellina fine e fastidiosa come tante piogge d'autunno, pioveva forte.
Il cielo era scuro e compatto e sembrava raccontare di altre piogge nei giorni seguenti.
Ma gli asini hanno il concetto di tempo? Secondo mia nonna, sì.
Nel cortile dove lei abitava c'era una stalla con un asino che, appena prima dello scampanio del mezzogiorno, correva fuori dalla stessa e si sdraiava a terra, rotolandosi felice. e questo lo faceva tutti i giorni e in tutte le stagioni.
Quindi posso dire che Aristide, guardando il cielo, scosse la testa preoccupato, mica aveva l'ombrello, lui.
Decisero di stare nella grotta e le ore passavano lente e, quando ebbero fame, uscirono a mangiare la rada erbetta che ancora cresceva lì vicino.
E venne la notte e poi il giorno e poi la notte ancora e un altro giorno.
Sia la fame che pioggia non accennavano a diminuire.
Il terzo giorno splendeva il sole in un cielo terso ma tutto era freddo e inzuppato dalla pioggia dei giorni precedenti, anche la poca erba aveva perso il suo smalto.

martedì 10 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (27)

 "Coraggio Luciano, andiamo fino a quelle rocce scure là in fondo. Forse troveremo una grotta dove riposarci"
C'erano infatti delle grotte; nella prima solo un po' di paglia mentre nella seconda c'era anche del terreno con un po' di erba sopra e poco lontano si sentiva gocciolare dell'acqua.
"Fermiamoci qui. Ti piace questo posto?
"No, non mi piace rispose il giovane asinello " è strano. Dov'è la paglia per sdraiarci sopra?
Aristide non lo sapeva, e rimase lì imbambolato, senza riuscire a pensare. Nella sua testa c'era lo zero assoluto. Nemmeno riusciva a formarsi anche solo un piccolo pensiero; mai si era sentito così inutile come in quel momento.
Per conto suo si sarebbe accovacciato sul terreno e sarebbe rimasto lì fino al sorgere del sole.
Il sole, già, ora stava per tramontare e doveva fare qualcosa. Certo, ma cosa?
"Cerchiamo un po' di paglia? chiese il piccolo Luciano.
Ecco cosa doveva fare, cercare un po'di paglia. Non sapeva se l'avrebbe trovata ma almeno avrebbe fatto qualcosa.
Luciano era partito veloce verso le altre grotte e poco dopo gridava felice:" ho trovato, vieni qui, ho trovato la paglia"

lunedì 9 marzo 2026

Pellegrinaggio

 Cosa ho portato a casa dal pellegrinaggio ad Assisi?
Gambe stanche per i molti gradini percorsi.
Piedi un po' gonfi per l'alternanza metereologica e i km fatti.
Punto vita allargato per l'ottimo e abbondante cibo che mi è stato preparato e servito con gentilezza.
E, inaspettata ma desiderata, una pace profonda, ricevuta al Santuario di La Verna, dove san Francesco ha ricevuto le stigmate, insieme a freddo e pioggia scrosciante.

lunedì 2 marzo 2026

Piccola storia di un asino innamorato (26)

 I due somari andarono così per alcune ore, fermandosi ogni tanto per brucare e per bere. Acqua in abbondanza sì, acqua ce n'era molta, non sarebbero morti di sete.
Ed ecco ripresentarsi ancora il pensiero del cibo: di sete non sarebbero morti, ma di fame? Cosa avrebbero trovato in cima alla montagna?
Ricordava ancora l'aspetto dei somari che erano venuti alla fattoria qualche tempo prima. Erano magri, il pelo un po' ispido e gli zoccoli consunti. Ed erano venuti a bussare perché non avevano nulla da mangiare.
Ma se ricordava questo era giusto che ricordasse anche le loro parole di ringraziamento ma, soprattutto, doveva ricordarsi dell'istante nel quale era stato come se avesse visto l'estrema bellezza, la pace totale, il senso di appartenenza, la verità sulla sua vita e, insieme a tutto questo, una luce magnifica, un qualcosa di luminoso che lo aveva fatto sentire amato. Ecco, sì, il nome era giusto: LUCE.
Aristide scrollo le orecchie e, come risvegliandosi da un sonno, si guardò attorno per trovare un riparo per la notte. Infatti il pomeriggio volgeva al termine e, sebbene fosse sereno e senza vento, l'aria era piuttosto fredda.
Luciano caracollava lì vicino e Aristide lo chiamò dicendogli di aiutarlo a cercare un posto dove riposare per la notte.
Vicino però non c'era nulla che potesse assomigliare ad un ricovero sicuro ma Aristide non si perse d'animo: cominciava la montagna, la collina era quasi annullata dalle rocce poco più avanti.