Ricordava tutto.
Tutto di quella sera e della notte passata in compagnia degli asini della montagna. Silenziosi e sorridenti avevano perfino ringraziato per lo scarso pasto dato loro ed erano rimasti con lui, pacifici, senza ulteriori domande quando si era messo a piangere.
Gli si erano stretti vicino quando, stanchissimo come se avesse lavorato duramente tutto il giorno, si era accovacciato a terra.
Forse si era appisolato o forse no, ma ricordava il grande silenzio che si era fatto sotto la tettoia. Né vento, né pioggia, solo un grande silenzio; nemmeno la luna, nascosta dietro le nuvole, la illuminava.
Buio e silenzio.
E in quel momento aveva visto e il suo cuore aveva udito.
Una LUCE bellissima, che non avrebbe potuto raccontare nemmeno in un milione d'anni, lo aveva avvolto e gli aveva detto al cuore: "vieni" e lui aveva risposto: "sì"
Aveva dormito poi?
Non lo sapeva, questo non lo sapeva.
Era stato un sogno?
Nemmeno questo sapeva ma di sicuro non sarebbe mai stato in grado di sognare una cosa così.
All'alba sotto la tettoia c'era solo lui, gli asini della montagna se ne erano andati lasciandogli un piccolo stelo di frumento dietro ad un orecchio.
La felicità del suo cuore era così grande, così straordinaria, che proruppe in un sonoro raglio.
Solo che invece di una ragliata, dalla sua bocca uscì un grande, robusto, prolungato nitrito.