lunedì 4 maggio 2026

Piccola storia di un asino innamorato (38)

 Ricordava tutto.
Tutto di quella sera e della notte passata in compagnia degli asini della montagna.  Silenziosi e sorridenti avevano perfino ringraziato per lo scarso pasto dato loro ed erano rimasti con lui, pacifici, senza ulteriori domande quando si era messo a piangere.
Gli si erano stretti vicino quando, stanchissimo come se avesse lavorato duramente tutto il giorno, si era accovacciato a terra.
Forse si era appisolato o forse no, ma ricordava il grande silenzio che si era fatto sotto la tettoia. Né vento, né pioggia, solo un grande silenzio; nemmeno la luna, nascosta dietro le nuvole, la illuminava.
Buio e silenzio.
E in quel momento aveva visto e il suo cuore aveva udito.
Una LUCE bellissima, che non avrebbe potuto raccontare nemmeno in un milione d'anni, lo aveva avvolto e gli aveva detto al cuore: "vieni" e lui aveva risposto: "sì"
Aveva dormito poi?
Non lo sapeva, questo non lo sapeva.
Era stato un sogno? 
Nemmeno questo sapeva ma di sicuro non sarebbe mai stato in grado di sognare una cosa così.
All'alba sotto la tettoia c'era solo lui, gli asini della montagna se ne erano andati lasciandogli un piccolo stelo di frumento dietro ad un orecchio.
La felicità del suo cuore era così grande, così straordinaria, che proruppe in un sonoro raglio.
Solo che invece di una ragliata, dalla sua bocca uscì un grande, robusto, prolungato nitrito.

mercoledì 29 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (37)

 "Sei felice?"
Una domanda inaspettata, forse persino fuorilegge.
Come si può chiedere una cosa simile?
Si chiedono altre cose, tipo come va il lavoro, se hai la fidanzata o il fidanzato, quando andrai in vacanza, cose così si chiedono.
Non si chiede se uno è felice.
D'altra parte cosa rispondere?
Aristide non lo sapeva se era felice.
Era felicità avere una fidanzata?
Oppure la felicità stava nell'andare in vacanza?
Non se l'era mai chiesto, quindi non aveva risposto a quella domanda.
Gli asini della montagna non avevano insistito, ma la domanda era rimasta là, sospesa, come se fosse diventata d'aria, invisibile sì, ma assolutamente necessaria.
E così Aristide si ritrovò a piangere.
Gli asini piangono?
Non lo so se piangono, so che Aristide piangeva.
E allora, un asino delle montagne, Federico, si ricordava il nome, gli si avvicinò e stette lì fermo, vicino al suo fianco, fino a quando Aristide smise di piangere.

giovedì 23 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (36)

 Con gli occhi pieni di lacrime, Luciano gli chiese: "e adesso? come faremo ad andare? mi fa male il ginocchio".
"Staremo qui fino a quando ti sentirai meglio, poi andremo" gli rispose Aristide con un sospiro.
Le nuvole correvano nel cielo, si sovrapponevano, diventando più scure.
Aristide sospirò una seconda volta, stava arrivando la pioggia e loro si sarebbero inzuppati ben bene.
Luciano lo guardò afflitto, temeva che Aristide lo avrebbe rimproverato perché non era stato attento e, facendosi male, avrebbe ritardato il viaggio.
Ma Aristide sorrideva.
Sorrideva perché aveva inteso, se pur confusamente, che lo stare più a lungo del previsto su quel pianoro andava bene. Mica era capace di fare grandi e profondi ragionamenti, infatti non dimentichiamoci che Aristide era un asino, ma aveva capito che tutto quello che succedeva non succedeva per caso, perché tutto aveva un senso. Un senso che lui non capiva ancora ma che una volta raggiunta la fattoria sulla montagna avrebbe capito di sicuro.
Gli ritornò alla mente quello che gli avevano chiesto gli asini delle montagne, quella sera sotto la tettoia; quella domanda che lo aveva scosso, lasciandolo incapace di rispondere.

giovedì 16 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (35)

 Lui che, sdegnato da questo comportamento che aveva definito incivile, era uscito rumorosamente dalla stalla per andare a raggiungere gli asini delle montagne sotto la tettoia, portando loro la sua cena.
Quegli asini gli avevano sorriso luminosamente ed avevano accettato, spartendosi il cibo tra di loro e offrendone anche a lui, che però aveva rifiutato stupito.
Era stupito perché non solo il cibo era già poco per loro tre ma addirittura lo avrebbero diviso in quattro.
Ricordava ancora che, finito di mangiare, si erano accoccolati sulla poca paglia che c'era sotto la tettoria e gli avevano chiesto ...
Un rumore lo distolse dal ricordo, Luciano si era svegliato e, cercando di uscire dai cespugli, era incespicato e cadendo aveva battuto un ginocchio che ora sanguinava.
Aristide si ricordò improvvisamente che alla fattoria, quando qualcuno si faceva male, prima lo bagnavano con l'acqua e poi gli mettevano sopra della povere gialla.
L'acqua c'era, la polvere gialla no.
"Riesci a camminare fino alle pozzanghere?"
Sospingendolo con il muso lo aiutò a rialzarsi. Il piccolo zoppicava.
Gli bagnò il ginocchio con l'acqua, più volte, sperando che l'assenza della polvere gialla non fosse determinante per la guarigione.

mercoledì 15 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (34)

 Si sentiva tutto acciaccato e dolorante.
Avrebbero dovuto muoversi più velocemente se volevano arrivare alla fattoria in montagna prima dell'inverno.
In realtà Aristide si rese conto di non sapere dove fosse esattamente quella fattoria, né per quanto tempo avrebbero dovuto camminare ancora prima di raggiungerla.
Pensò a quegli asini che giorni prima - ma quanto tempo era passato? - avevano bussato alla porta della fattoria laggiù in pianura.
Si ricordò del loro aspetto emaciato, degli zoccoli rovinati e del fatto che, se erano andati a bussare alla loro fattoria perché avevano fame, voleva dire che nella fattoria in montagna non c'era molto da mangiare. 
Anzi, non c'era proprio niente da mangiare.
Aristide era costernato, improvvisamente il suo viaggio, la sua ricerca, gli parve come una follia. 
Come aveva detto il vecchio somaro? già, che lui era un fannullone con mille fantasie in testa.
Se non aveva usato quelle parole, la sostanza era quella.
Luciano si mosse al suo fianco ed Aristide ricordò altro.
La felicità, sì, la felicità e la gioia che avevano tutti quegli asini delle montagne.  sorridevano sempre e non avevano ragliato scontenti quando erano stati accolti in malo modo dal vecchio somaro.
Gli tornò in mente tutta la scena.

martedì 14 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (33)

 E, forse cosa insolita per un somaro, ad Aristide venne in mente che avrebbero potuto esserci altre cose difficili da fare e allora si spaventò molto e cominciò a ragliare forte.
E mentre ragliava cominciò a piangere e mentre piangeva gli venne fame e mentre aveva fame si sentì solo e mentre si sentiva solo il sole tramontò definitivamente.
"E' quasi buio, dove andiamo a dormire?" Il piccolo Luciano guardava spaventato Aristide, non lo aveva mai visto così.
"Non lo so, non so più niente Luciano. Mi dispiace ma non so proprio cosa fare".
Allora Luciano sorrise "beh, sono contento che mi parli ancora. Prima mi sembrava che non sapevi che c'ero anch'io. Andiamo tra i cespugli, forse si potrà stare là".
E Aristide smise di ragliare. Smise di piangere e di avere fame. 
Non era solo.
I cespugli, fitti all'esterno, dentro erano più radi e i due somari vi s'infilarono strappandosi un po' il pelo.
Le stelle brillavano sopra le loro teste e l'aria era fredda, Luciano si rannicchiò contro il fianco di Aristide che così ora aveva una parte calda e una fredda perché si era messo controvento in modo da proteggere chi gli dormiva accanto.
"Perlomeno non piove" sorrise e fu l'ultima cosa che pensò prima di svegliarsi in un'alba fredda e nuvolosa.

lunedì 13 aprile 2026

Piccola storia di un asino innamorato (32)

 Allora si rimisero in cammino, dopo aver ancora mangiato di quei cardi tenerelli.
Il sole splendeva alto nel cielo, l'aria era fresca e profumata, Aristide si sentiva il cuore leggero e pensava con soddisfazione che tutto sarebbe andato bene.
Al tramonto del sole erano arrivati, affaticati dal camminare in salita, su un piccolo pianoro: pochi cespugli radunati insieme, poca erba già parzialmente ingiallita e larghe pozzanghere d'acqua dovute alla pioggia caduta recentemente.
"Ho fame" disse Luciano.
"Pure io" rispose nella sua mente Aristide.
Era come se il sole fosse scomparso anche se, in realtà, rosso e fiammeggiante si presentava sul bordo del pianoro, ad Aristide sembrava che fosse scesa la notte.
"LUCE dove sei?" mostrami dove andare, che qui è difficile dormire e mangiare.
"Ho fame" ripeté il piccolo somaro, guardandolo pieno di speranza.
Aristide si guardava intorno ma tutto quello che vedeva erano solo le ombre dei cespugli che si allungavano.
Cominciò a sentirsi insicuro. Cosa aveva fatto? Perché aveva lasciato quel bel campo con i cardi? E la capanna con la paglia e le foglie secche?
Qui di secco c'era ben poco, tranne lui che non rispondeva al suo giovane amico.
Si riscosse.
"Guarda Luciano, c'è un po' d'erba non ancora ingiallita. Stai attento a non mangiarne molta, dato che è bagnata, e potresti perciò stare male.
Mangia quella asciutta e poi, se hai sete, bevi.
Luciano cominciò a cercare l'erba asciutta e poco dopo brucava.
Anche Aristide brucò distrattamente un po' d'erba. Certo non era di suo gusto, era rada e difficile da mangiare ma, soprattutto, aveva il pensiero di dove avrebbero potuto passare la notte.
Cominciava a far freddo.