Posseggo un certo decadentismo che sento comunque come profondamente mio solo nella forma, anche se questa diventa veicolo di sostanze e parole.
Fa caldo ora e nemmeno il vento, caldo pure lui, riesce a darmi sollievo.
Vorrei conoscermi meglio per poter vivere più intensamente ma una sorta di dolce pigrizia mi avvolge ed io nicchio, rimando, mi crogiolo nelle mie incertezze, trovandone sicurezza.
Il futuro rimane nascosto, nemmeno pensato né ipotizzato, così lo esorcizzo.
Perché io non ho ricordo della mia storia, solo dei brani ai quali mi aggrappo tentando di mettere ordine e cercando di dare un senso a quanto ho vissuto.
Come approdi a piccole e scoscese isole, fuori dalle rotte cognite.
Perché quello che io conosco è il mare tra le isole, è la tempesta scura, è l'immobilità forzata, è l'assenza di contatti, è l'annullamento totale della possibilità di muovermi lungo binari da me scelti.
Conosco la violenza costante, improvvisa, subdola, nascosta.
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