E' l'incipit e il titolo di un romanzo di esordio di un'autrice tatara che ho finito di leggere pochi giorni fa.
Durante il giorno mi vengono in mente frasi, immagini, situazioni raccontate nel libro e allora, appena posso, vado a ritrovarle e a rileggere il pezzo.
Trovo che sia tra i più bei romanzi che io abbia mai letto, insieme al "Cavallo rosso" quest'ultimo di un autore italiano.
Questa donna, che all'inizio del libro apre gli occhi quando l'alba non è ancora sorta, dopo 18 anni scoprirà che si saranno aperti per la consapevolezza che ha di sé stessa.
Si svolge in Siberia dagli anni trenta in avanti, durante la collettivizzazione e lo sterminio dei kulaki, ed è un racconto così intriso d'amore e di tenerezza che resistono in condizioni di vita terribili che mi sono ritrovata a sussultare per il dubbio di cosa sarebbe successo nella pagina successiva.
Ecco, così.
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