La persona in crisi, e si potrebbe considerare la malattia crisi per eccellenza, ha perso i suoi riferimenti e non lo sa, è confusa dal suo stesso disagio. Disagio che la malattia incorpora nel suo apparente non senso. Spesso il senso non è chiaro, non è cosciente, ma se riuscissimo a dirci: abbi fiducia che c'è un senso, vivitela e vedi dove ti porta, la malattia ci porterebbe probabilmente in contatto con una più reale immagine di noi.
Quando il senso di una malattia viene rifiutato e il disagio è stato proiettato sul sintomo, espellendolo, s'induce il corpo a rilanciare il messaggio con un altro sintomo o a portarci in depressione.
La nostra medicina è l'espressione di una cultura che non sa distinguere la forma dal contenuto, i sintomi dalla malattia.
Non possiamo chiederle di dare alla nostra vita il significato di cui ha bisogno.
(Liberamente tratto da: Pensare col corpo di Speciani e Tolja)
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