venerdì 24 maggio 2013

Paura

Un trauma, forte.
Un qualcosa che non avresti mai pensato di conoscere, di sperimentare.
Qualcosa che non sapevi nemmeno potesse esistere.
Questo mi ricorda la macchia ancora presente sulla sclera del mio occhio sinistro.
Macchia marroncina, legata ai reni legata, in medina cinese, alla paura.
E' sbiadita, ora riesco a guardarla, meglio, dato che sono riuscita a guardarla è sbiadita. Come se non servisse più, o servisse di meno.
Non ho più l'indicatore, forte, sgradevole, di un qualcosa che avrei dovuto fare mio, qualcosa da accettare volente o nolente.
Dopo aver inteso il significato della macchia, ed averlo accettato (mesi di lotte e lacrime) la macchia è diventata più lieve, più chiara, più piccola.
Una mia amica direbbe: ovvio, ci sei passata attraverso ed ora è meno evidente.
Già, usa molto questa frase: passarci attraverso, è che io a volte dovrei essere Houdinì per passare attraverso i muri, tanto è duro passare attraverso delle situazioni, dei fatti.
Dalle malattie non si guarisce, ci evolviamo o involviamo, adattandoci reciprocamente. Anche se siamo "guariti" il batterio che ci ha infettato, il trauma subito, il farmaco assunto, hanno modificato struttura e funzione di tutto l'organismo e, anche se noi rinnoviamo periodicamente tutti gli atomi, l'informazione trasmessa dal batterio, dal trauma, dal farmaco, e la successiva modificazione individuale di adattamento, restano.

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